Italia
Chiuso il Glamour Loft a Marilia
Tredici lavoratori al nero, assenza di permessi, discoteca camuffata in circolo: arriva una maximulta da trentamila euro
LIVORNO. La prima volta fu la notte di sabato 26 gennaio: quattro amici diciottenni, tre liceali dell’Enriques e uno studente dell’Iti, decisero di chiamarla Special Night Party. Location l’ex sala Mistral, primo piano di Marilia, a due passi dal mare, ribattezzata Glamour Loft dal nuovo affittuario Gianni Palumbo, storico (ex) dirigente del Livorno calcio e titolare del Glamour Bar al piano di sotto.
Per l’affluenza e il successo che riscosse, quella notte fu veramente special. Tanto che ne seguirono altre due: Don’t Stop The Party, sabato 2 febbraio e Feeling Party, sabato 9 marzo. Ogni volta oltre quattromila persone invitate via Facebook, biglietti in prevendita come a un concerto, disseminati sulla città attraverso Pr piazzati ovunque, dal cinema The Space a piazza Attias, e finalmente, la notte dell’evento, oltre duecento ragazzi dai 16 ai 20 anni a ballare sulle note di Bob Sinclar e degli altri re dell’house commerciale.
Poi però, sabato scorso, arrivò la quarta serata, il London Party, 3950 invitati, altri duecento e passa biglietti staccati, prevendite esaurite il giorno prima dell’evento, il Glamour Loft pieno. E accadde quello che prima o poi era logico che accadesse: un blitz congiunto degli ispettori del ministero del lavoro, degli agenti del nucleo di polizia commerciale dei vigili urbani, dei funzionari di Inps e di quelli dell’Inail. E un cratere di irregolarità scoperte - su tutte 13 lavoratori totalmente al nero - che hanno decretato la sospensione immediata di quelle feste, facendo comminare sanzioni che sfiorano i trentamila euro e trasmettere una serie di notizie di reato alla procura della repubblica, dall’utilizzo di lavoro minorile all’assenza delle licenze di agibilità dei locali per quel tipo di eventi.
Nei guai Gianni Palumbo, nei panni dell’affittuario del locale, ma anche Leonardo Gemmi, presidente del circolo Asd Feeling Dance Generation, l’associazione che i quattro studenti diciottenni, appena mercoledì scorso avevano deciso di fondare per dare una veste quanto più regolare ai loro eventi danzanti. Ma sotto il vestito del club, le irregolarità dei primi tre eventi erano rimaste praticamente intatte.
Come dicevamo sono state tredici le persone, tutte giovanissime, che sono state pizzicate dietro al bancone, al guardaroba o come buttafuori e che hanno dichiarato di trovarsi all’interno del locale per motivi di lavoro. La loro ricompensa variava dai sessanta ai cento euro a serata. Ma non prevedeva nessun contributo pensionistico, nessuna assicurazione, nessuna imposta. Tra di loro anche due minorenni, di cui una ragazza sotto i 16 anni. Che hanno fatto scattare due denunce penali alla procura della repubblica.
Secondo la ricostruzione dei vigili urbani, la veste del circolo sarebbe stata solo formale, e in realtà quelle feste avrebbero rappresentato una vera e propria attività imprenditoriale. Non sarebbe un caso infatti che i biglietti si potessero acquistare solo in prevendita, «per ovviare al problema che i circoli privati non possono fare biglietti all’ingresso».
Tra le sanzioni i responsabili dovranno pagarne una di 5000 euro poiché se la somministrazione di bevande viene effettuata in sale da ballo, quei locali sono soggetti a Scia, cioé segnalazione certificata di inizio attività. Che in questo caso non c’era.
C’è poi la questione relativa ai lavoratori irregolari. Per fermare la sospensione dell’attività la legge prevede 1500 euro da pagare immediatamente oltre alla regolarizzazione di ognuno dei tredici lavoratori. Ma non solo: anche un’ammenda di 1500 euro a lavoratore più altri 37 euro per ogni giornata lavorata al nero. Nel caso specifico sono tre, dunque altri 111 euro a lavoratore. Totale 21mila euro, più 1500, più 5000. Più una variabile da 258 a 1500. Quasi trentamila. Più la parte penale.
Negli uffici di via Fiume e in quelli del municipio si sta lavorando per definire bene la questione delle responsabilità e suddividerle tra Palumbo e Gemmi.
Palumbo ha già pagato i primi 1500 euro e si dice pronto a regolarizzare per le tre serate precedenti i lavoratori coinvolti, «anche se - aggiunge - non lavoravano per me e comunque dovremo capire quanti erano in realtà in quelle occasioni. Ho sbagliato a non vigiliare a sufficienza, dopo aver dato a terze persone l’uso della sala», ammette poi.
I quattro liceali invece hanno affidato a Facebook la loro prima difesa: «Domani probabilmente saremo sui giornali - hano scritto -. Ci criticheranno, ci accuseranno di essere un qualcosa di non chiaro. Dietro a tutto ciò però c'è il lavoro di un gruppo di giovani ragazzi che sacrificano buona parte del proprio tempo per un progetto di sabato sera che renda giustizia alla gioventù di una delle più grandi città della Toscana».
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