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«Trenitalia torni indietro, la costa non va emarginata»
Filippi (Pd): diktat delle Ferrovie, snobbata la concertazione con i territori Ma per Romano e Cannito è colpa anche della città che non sa farsi sentire
LIVORNO. «Siamo alle solite: TrenitaLia se ne infischia di tutto e di tutti, neanche si premura di avviare una concertazione con i territori, a cominciare dal faccia a faccia con le istituzioni locali. Salvo poi sbattere sul naso delle città l’effetto disastroso delle proprie scelte». Ha un diavolo per capello il senatore Marco Filippi (Pd): la cancellazione dei sei “Frecciabianca” ditottati dalla linea tirrenica sull’asse Firenze-Roma toglierà il collegamento “veloce” con la capitale in nome d’una razionalizzazione che abbasserà ulteriormente lo standard – già per niente esaltante – del servizio che Trenitalia offre a Livorno.
«È l’ora che la città, anzi tutta la fascia costiera toscana penalizzata, – dice Filippi – faccia sentire la propria voce: attraverso noi parlamentari, attraverso le istituzioni locali e la Regione, attraverso la mobilitazione dei cittadini. Questo non è altro che lo smantellamento del servizio pubblico in nome di una efficienza aziendale che si limita a tagliare quel che non offre profitti».
La beffa di Trenitalia. Per il senatore livornese l’atteggiamento di Trenitalia è «due volte inaccettabile». Da un lato, per il merito: «Trenitalia sta cercando di sforbiciare tutto quello che né rientra fra i servizi convenzionati con le Regioni né è assimilabile all’Alta Velocità (che pure utilizza una parte minima del personale viaggiante). Dall’altra, per il metodo: «Non c’è il minimo tentativo di Trenitalia di cercare un contatto con le realtà locali». Anzi, la cosa ha quasi il sapore della beffa perché, appena era circolata questa indiscrezione, Filippi aveva cercato informazioni dall’azienda («mi era stato detto tergiversando che c’era uno studio...»).
Promette battaglia anche un’altra parlamentare che ha radici nella nostra provincia: è Silvia Velo, anch’essa Pd, vicepresidente uscente della commissione trasporti di Montecitorio: annuncia che oggi presenterà una interrogazione al ministro contro «una decisione inaccettabile che dev'essere scongiurata in tutti i modi». Tutto nasce dal «disimpegno del governo Berlusconi negli ultimi 5 anni rispetto al servizio pubblico»: questo ha fatto sì che «Trenitalia trasformasse progressivamente i treni intercity in Eurostar, e quindi da treni finanziati dal contributo pubblico a treni a libero mercato».
Marginalizzano la costa. Anche Marco Ruggeri, capogruppo Pd in Regione, non ci sta: «Adopereremo tutti gli strumenti a disposizione per modificare questa scelta che marginalizza la costa riguardo al trasporto ferroviario».
Non è però una battaglia soltanto di casa Pd. È un vasto arco di forze che – beninteso, con una pluralità di accenti – spara a zero contro la decisione di Trenitalia che fa sparire i collegamenti veloci dalla linea tirrenica: «Mi domando come si possa penalizzare una città di 170mila abitanti in questo modo: è una vergogna, la solita vergogna»: parole e musica di Lorenzo Cosimi, numero uno della federazione di Rifondazione comunista e consigliere comunale. «Si è badato a fare della rete ferroviaria uno spezzatino – aggiunge – e. invece di rafforzare il servizio pubblico, in tutti questi anni non è stato fatto altro che tagliare tutto ciò che non genera profitto. I risultati sono sotto gli occhi di tutti».
Livorno declassata. «È l’ennesimo declassamento di Livorno ed è un disagio per i cittadini», tuona Paolo Barabino, coordinatore provinciale del Pdl: «La politica deve provare a cercare soluzioni: per questo noi Pdl contatteremo i nostri referenti parlamentari per vedere cosa è possibile fare».
Se il Pdl parla di declassamento e il Pd teme il rischio di marginalizzazione, è dai dipietristi Idv che arriva un atto d’accusa: «Non sono affatto sorpreso di questa decisione di Trenitalia che penalizza la nostra città: è l’ultima di una lunga serie ed è il segno che abbiamo un serio problema di copertura politica». È l’opinione del coordinatore dipietrista Andrea Romano, che a fronte delle «mancate compensazioni della Tirrenica» o dello «scippo del capoluogo fallito solo perché è finita nel nulla tutto quel provvedimento», indica che invece «siamo la calamita della sfiga: megainceneritore, discariche, offshore e quant’altro il resto del mondo non vuole». Cosa propone Romano? «Bisognerebbe una buona volta, all’interno tanto del Pd che del centrosinistra nel suo complesso, smetterla di beccarci l’un l’altro come di “capponi di Renzo” e fare quadrato».
«Colpe anche locali». «Nessuno dubbio sulle colpe di Trenitalia, – dice Marco Cannito (Città Diversa) – ma esistono anche responsabilità locali: hanno a che vedere con una crescente debolezza della comunità locale che non sa farsi valere attraverso le sue istituzioni. I segnali sono tanti e la città si sta accartocciando».
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