Il Tirreno

Livorno

dopo il piano per riaprire il caprilli

«Il guaio non sono le nostre paghe»

I lavoratori dell’ippodromo replicano all’ex direttore D’Alesio

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LIVORNO. «In questo Paese è diventato di moda: se i conti non tornano è colpa dei lavoratori. Ma le responsabilità dei manager dove sono?». Alberto Silvestri (54) anni parla insieme agli altri 19 dipendenti della Labronica Corse Cavalli, la società del Comune in liquidazione da mesi.

A scatenare la reazione dei lavoratori è stato l’intervento dell’ex direttore del Caprilli, Attilio D’Alesio, che pochi giorni fa ha presentato in anteprima al Tirreno una proposta (supportata da un piano industriale) per rilanciare l’ippodromo oggi in stato di abbandono.

La proposta prevede la costituzione di un’Ati a tre (tra soggetti imprenditoriali e no profit) pronti a gestire la struttura da maggio, con una serie di misure, tra le quali la riassunzione di tutti i dipendenti (oggi sono in cassa in deroga e non vedono un euro da gennaio), ma con taglio degli stipendi (25% al mese, quattordicesima e quindicesima). Questo perché, si evidenzia nel piano, su un milione di euro di costi la voce “personale” vale oltre 700mila.

«Quanto alla proposta – precisa Silvestri – non sta a noi decidere: sarà il Comune a valutare. È chiaro che il nostro obiettivo è salvare i posti di lavoro, ma vorrei precisare che i nostri posti sono regolati da un contratto collettivo. A Livello nazionale c’è già una discussione aperta per rivederlo alla luce della crisi del settore ippico». «Il mio cud – chiosa – è stato di 25mila euro lordi all’anno. Ho fatto anche 400 euro di straordinario, ma comandate dalla direzione... ». «La Labronica aveva una dirigenza che decideva, non accettiamo che passi l’idea che il problema sono i costi per il personale».

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