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«Favori al sindaco per fare il villaggio», ma il reato è prescritto
Al processo contro il primo cittadino di Castagneto e Doveri decade l’accusa all’ex questore. Il pm: resta l’associazione
LIVORNO. «Il figlio del sindaco di Castagneto Carducci cominciò a lavorare al nero il primo di luglio del 2005 al Camping Etruria di cui era proprietario il signor Giuseppe Doveri. Ma la sua permanenza all’interno della struttura durò appena due giorni a causa della tipologia del lavoro e della paga. Poi il ragazzo decise di licenziarsi».
Era questo il “favore” attraverso il quale l’imprenditore avrebbe addolcito Fabio Tinti,48 anni, imputato per corruzione, affinché quest’ultimo agevolasse la pratica urbanistiche per la costruzione, all’interno di un terreno di proprietà della Turmar (società del Doveri) di un villaggio turistico nella zona di Donoratico.
A raccontarlo durante l’ultima udienza del processo nel quale sono imputate 17 persone è il maresciallo dei carabinieri Maurizio Lilli ha condotto l’indagini “Fox” sulla presunta associazione per delinquere della quale direttamente o indirettamente avrebbero fatto parte, politici, tecnici comunali, imprenditori e militari.
A distanza di un anno e mezzo dall’apertura del processo, molte delle accuse sono ora destinate a cadere. Il motivo lo ha spiegato all’inizio dell’udienza il pubblico ministero Giuseppe Rizzo.
«A maggio - spiega il magistrato - tutti i reati saranno prescritti, fatta eccezione per quello associativo, e quindi formulerò la richiesta di non doversi procedere per chi non è coinvolto».
Per Cristofaro La Corte, 70 anni, ex questore di Livorno, i giudici hanno già scritto la parola fine sul suo conto aperto con la giustizia. Era accusato di abuso d’ufficio per aver cercato notizie dal data base delle forze di polizia per poi utilizzarle a fini personali. Ma il reato, anche in questo caso, è prescritto.
Da qui a maggio, dunque, resterebbero sei gli imputati nel procedimento penale. Vale a dire Giuseppe Doveri e Sergio Quilici, già coinvolti nell’indagine per bancarotta fraudolenta della Turmar spa, Luciano Lorenzini, 66, ingegnere che - secondo l’accusa - favorì l’approvazione di pratiche edilizie, grazie al suo legame con Moreno Fusi (imputato ma non per l’associazione), responsabile del servizio tecnico dell’Area 4 dell’ufficio tecnico del Comune di Castagneto; Roberto Cascavilla, 65,considerato il collante con gli ambienti politici, Giovanni Bello, vice comandante del nucleo di polizia tributaria di Livorno, e Paolo Mori, finanziere e «riferimento del sodalizio».
C’è però da fare anche un’altra distinzione come spiega il legale di uno degli imputati. «La beffa - dice - è che con questo meccanismo della scadenza dei reati, potrebbe avvenire il proscioglimento per intervenuta prescrizione per i partecipanti alla presunta associazione mentre gli organizzatori potrebbero essere assolti con formula piena». Due modi di uscire dal procedimento penale senza dubbio diversi.
L’inchiesta è nata nel 2005 quasi per caso come ricorda lo stesso maresciallo Lilli. «Stavamo tenendo sotto controllo Michelangelo Fedele (ora imputato in un altro processo ndr) quando intercettammo una chiamata con Sergio Qulici, braccio destro di Doveri, proprietario della Turmar: parlavano di un terreno a Donoratico dove realizzare appartamenti».
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