Gioco
Bacci: «L’instabilità di Livorno mi fa paura»
Il sindaco di Collesalvetti (renziano) parla dei rapporti con la giunta Cosimi «Abbiamo percorsi avviati, questo clima di tensione rischia di rallentarci»
LIVORNO. «In questa fase amministrativa c’è bisogno di tranquillità e concretezza: l’insicurezza di Livorno, da sindaco di Colle, non può che farmi paura». È schietto Lorenzo Bacci (32 anni), primo dei 17mila cittadini di Collesalvetti e frazioni.
Il suo è uno dei comuni chiave del territorio livornese: è la casa dell’Interporto e di molte aziende metalmeccaniche.
Bacci parla da amministratore più che da politico che non ha mai nascosto le simpatie per Matteo Renzi. «Non più tardi della scorsa settimana – racconta – eravamo in Regione a tirare le fila sulle prospettive dell’Interporto e non solo. Per noi è fondamentale che ci sia un’interlocuzione chiara, serena con l’amministrazione livornese. Già abbiamo avuto difficoltà di collaborazione in passato...». Ad esempio? «Abbiamo dovuto cambiare spesso interlocutori». Il riferimento è ai numerosi cambi di assessori che ci sono stati all’ombra dei Quattro Mori dall’inizio del mandato. «Rispetto ad alcune questioni – si lascia scappare la battuta Bacci col sorriso sulle labbra – non mi ricordo quasi più con chi ho parlato...».
A legare Collesalvetti e Livorno ci sono due parole chiave: urbanistica e lavoro. «Le due amministrazioni stanno cercando di parlare un’unica lingua per avere maggiore credibilità e sostegno in Regione. È chiaro che sono preoccupato che la situazione che si è venuta a creare a Livorno, con le tensioni del caso, possa portare a rallentare i percorsi in una fase che, invece, ci chiede di andare spediti».
«Non so cosa accadrà dal punto di vista politico – precisa Bacci – a Colle siamo un po’ fuori dalle dinamiche livornesi, anche perché abbiamo una nostra unione comunale».
«Quello che so – ripete – è che abbiamo bisogno di operatività: è chiaro che quando si parla di andare a discutere in Regione di cassa integrazione o cose simili lo si può fare da soli, ma per progetti di sviluppo unitari e più ampi, che hanno a che fare con la programmazione, il Comune di Livorno deve essere capofila». Qualche tempo fa, chiosa, «durante un’assemblea mi è scappata una battuta: ho detto che se per temi come lavoro e sviluppo ci fosse una concreta, quotidiana collaborazione con Livorno, potrei anche dare le chiavi del municipio al sindaco Cosimi. Questo per dire che il rapporto con l’amministrazione livornese – ribadisce – è davvero essenziale perché i progetti di sviluppo dell’intera area vadano in porto: per il peso che ha il capoluogo, per i rapporti che ha con la Regione...».
«Per noi – non nasconde – dal giorno dell’insediamento il primo problema è stato, nostro malgrado, far sentire la voce di Colle. Emblematica è stata la richiesta di entrare nel comitato portuale: all’inizio siamo andati contro un muro di gomma, ci hanno detto tutti che non era possibile. Invece stiamo aspettando che si concretizzi. Idem per la nuova destinazione d’uso di una parte dell’Interporto».
Ora sono in piedi percorsi importanti: «Una settimana fa sono andato col vicesindaco Picchi a Firenze a parlare di porto. Stiamo lavorando per dare risposte vere al territorio, mi sento male all’idea che questo clima di tensione possa rallentare tutto. Senza nulla togliere al partito e alle discussioni che intende avviare - non è compito mio entrare nel merito di questo - è evidente che i soggetti istituzionali sono fondamentali: abbiamo bisogno di maggiore tranquillità».
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