Il Tirreno

Livorno

D’Alesio torna in pista «Così riaprirò il Caprilli»

di Juna Goti

L’ex assessore presenta a Cosimi un piano d’impresa per rilanciare l’ippodromo Sul piatto un’Ati e l’assunzione di tutti i dipendenti (ma con taglio degli stipendi)

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LIVORNO. «Ecco come possiamo salvare l’ippodromo: c’è una nuova gestione pronta a scendere in campo dal primo maggio». L’ex assessore allo sport e storico direttore del Caprilli, Attilio D’Alesio, torna in pista. Questa volta lo fa con un piano industriale dettagliato, fatto di costi e ricavi, che nei prossimi giorni presenterà al sindaco Cosimi per provare a rilanciare il tempio delle corse livornesi. «Se l’amministrazione condividerà la proposta – interviene – la presenterò al ministero come presidente del Coordinamento nazionale degli ippodromi».

Il Caprilli oggi è in stato di abbandono, come la maggior parte degli ippodromi italiani al centro di una crisi di finanziamenti e di sistema. La Labronica Corse Cavalli, tutta nelle mani del Comune, è in liquidazione con un debito che supera i due milioni di euro (tanto che a Palazzo Civico hanno pensato anche al concordato preventivo). I venti dipendenti sono tutti in cassa integrazione in deroga e hanno allestito un presidio fisso sotto al municipio.

La proposta di D’Alesio ruota attorno alla costituzione di un’Ati (Associazione temporanea di impresa) «dopo, ovviamente, una rapida liquidazione della Labronica». Come si legge nel piano d’impresa, l’Ati sarebbe formata da «tre soggetti imprenditoriali e no profit che assumerebbero la gestione dell'ippodromo a partire dal primo maggio, alle stesse condizioni contrattuali proposte da Alfea con la tutela assoluta del personale dipendente e per la durata di cinque anni». Nell’Ati ci sarebbe con ogni probabilità la Caprillina, l’associazione di D’Alesio, ma per definire il quadro serve prima l’ok di massima del Comune.

In concreto il piano prevede di ricoverare i cavalli nella struttura per i quattro mesi di corse anziché per tutto l’anno. «Oggi – spiega D’Alesio – al Caprilli ci sono una quarantina di cavalli, a 100 euro ciascuno al mese. Quando ce ne erano 130 riuscivamo ad ammortizzare le spese, così è impossibile. Altri ippodromi hanno fatto la stessa scelta: Firenze, Milano, Torino». Il nuovo calendario prevederebbe, quindi, 32 giornate di corsa distribuite (8 al mese) tra luglio, agosto, settembre e ottobre.

L’Ati chiederebbe, poi, la gestione diretta dei bar e del ristorante e confermerebbe la presenza dell’agenzia ippica che paga un affitto di 65mila euro all’anno. Oltre all’agenzia, sarebbe aperto un piccolo “simulcasting” quotidiano, che permetterebbe all’Ati di gestire direttamente una parte delle scommesse.

Ma ecco il capitolo più delicato. Il personale sarebbe tutto assunto con contratto di solidarietà («già presente a Torino»). Rivedendo le condizioni economiche: «Riduzione di stipendi e paghe del 25% su base mensile ed eliminazione della quattordicesima e quindicesima». Più la disponibilità a coprire turni e servizi necessari, dal bar alla manutenzione.

Inutile girarci intorno: la voce che pesa di più sul bilancio del Caprilli è proprio quella del personale: 750mila euro nel 2010. «I lavoratori – spiega D’Alesio – godono di un contratto firmato 10 anni fa, quando il nostro mondo viaggiava bene. A Livorno ancora di più, essendoci una partecipata che non puntava a fare chissà quali profitti. C’erano stipendi intorno ai 1800 euro, più produttività, compensi di giornata, quattordicesima e quindicesima».

«Ma se non si cambia modello di gestione – chiosa – non si sopravvive. In Italia ci sono 31 ippodromi pubblici: l’Unire ha dimezzato i finanziamenti, quello che propongo è un modello alla francese, con la gestione delle strutture da parte di società no profit che fanno corse e cultura».

Nel dettaglio, il piano industriale prevede costi per un milione di euro (personale 750mila, consumi 80mila, costo televisione 90mila, manutenzioni 60mila, noleggio 20mila) e ricavi per circa 1.022.000 (corrispettivo impianti487mila, corrispettivo corse 320mila, corrispettivo tv 100mila, canone locazione agenzia 65mila, ricavi diversi). «Tra i ricavi – chiude il presidente del Coordinamento – circa 900mila euro provengono dalla convenzione fatta col ministero, quindi sono certi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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