Gioco
«Trattato come Totò Riina chiamate il mio avvocato»
LIVORNO. «Mi hanno trattato come Totò Riina, nemmeno nel Cile del regime accadevano queste cose. Ora per favore chiamate Massimo (l’avvocato Tuticci ndr) e ditegli di venire ad aiutarmi». Giovanni...
LIVORNO. «Mi hanno trattato come Totò Riina, nemmeno nel Cile del regime accadevano queste cose. Ora per favore chiamate Massimo (l’avvocato Tuticci ndr) e ditegli di venire ad aiutarmi».
Giovanni Villa, 56 anni, parla mentre i due vigili urbani che lo hanno appena ammanettato lo portano dall’ingresso del suo bar fino alla macchina per trasferirlo alla Centrale della polizia municipale e formalizzare l’arresto per violenze, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale.
Chi ha potuto parlarci dopo il trasferimento nella sua abitazione, racconta di una persona «sbalordita» che ripete di «essere la vittima di questa situazione» e non «un delinquente».
Su quello che è avvenuto tra le 16 e le 16,30 in via Marradi ha raccontato di aver visto i due vigili urbani e di averli fermati. «Lunedì una mia cliente è stata colpita da una pietra che si è staccata da quella buca e dopo tre giorni nessuno è venuto a ripararla. L’ho fatto presente e mi è stato risposto di chiamare l’ufficio competente. Forse erano nervosi per conto loro, perché io non ricordo di aver offeso nessuno, non è nel mio stile. Ma la risposta è stata quella di avvicinarsi a me e di chiedermi i documenti. In un primo momento sono entrato per darglieli, poi ci ho ripensato: non avevano nessun diritto. Allora da un momento all’altro mi sono ritrovato con le braccia al muro: ammanettato e portato via come un boss mafioso. Non mi hanno nemmeno dato la possibilità di chiudere il locale. Sono stato costretto a lasciare tutto aperto».
Solo in serata, un amico del barista, ha preso le doppie chiavi dalla mamma del proprietario ed è riuscito a chiudere il locale. «Mi sveglio alle sei di mattina e lavoro tutto il giorno e guardate come sono stato trattato», è stato lo sfogo con chi lo conosce. (f.l.)
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