Sicurezza
Ecco tutte le accuse per i 24 imputati
Ma dal decreto di giudizio immediato sono “scomparse” le critiche sulla gestione dell’ordine pubblico
LIVORNO. Giovanni Ceraolo, 31 anni, e Diego Sarri, 30, sarebbero «gli organizzatori della manifestazione non autorizzata» del primo dicembre che si è conclusa in piazza Cavour con gli scontri tra forze dell’ordine e manifestanti. Con loro, invece, sono accusati di «aver partecipato attivamente alla radunanza sediziosa armata» del giorno successivo William Benedetti, 43 anni, Thomas Canessa, 33, Igor De Maria, 34, Federico Del Chicca, 30, Luca Fantelli, 19, Daniele Lanari, 19, Mirco Manguso, 21, Stefano Micheli, 41, Giovanni Neri, 23, Gabriele Possenti, 38, Jacopo Simonetti 21 e Maurizio Verde, 24.
Sono queste alcune delle accuse di cui dovranno rispondere la maggior parte dei 24 (e non 36 ndr) imputati che il prossimo 4 di luglio compariranno in aula davanti al collegio dopo l’ok del giudice per le indagini preliminari al giudizio immediato «per l’evidenza delle prove», come sostengono i pubblici ministeri Luca Masini e Fiorenza Marrara che hanno condotto l’inchiesta.
«Dimostreremo l’innocenza dei nostri assistiti», spiegano gli avvocati difensori.
Tra i tredici capi d’imputazione contenuti nelle undici pagine firmate lo scorso 13 marzo dal gip Giovanni Zuccconi, compaiono anche i reati di lesioni e violenza aggravata, oltraggio a pubblico ufficiale, danneggiamenti ma anche di porto ingiustificato di oggetti atti ad offendere.
Nell’atto notificato nei giorni scorsi ai legali degli imputati c’è la ricostruzione dei disordini avvenuti in città tra il 30 di novembre dello scorso anno, giorno del comizio di Bersani alla stazione Marittima, e il 2 dicembre quando avvenne l’assalto alla Prefettura con il ferimento di quindici agenti delle forze dell’ordine.
La stragrande maggioranza degli imputati, è legata all’area antagonista e in particolare all’ex Caserma del Fante. «Si è trattato della risposta della città alle violenze dei giorni precedenti - dicono -, prima durante il comizio al terminal crociere dove ci è stato impedito di entrare e poi dell’aggressione nei confronti dei manifestanti in piazza Cavour. E comunque durante l’assalto, quelli della Caserma, a cominciare da Ceraolo, hanno cercato di bloccare i facinorosi e i filmati lo dimostrano». Inoltre dal capo d’imputazione sarebbero “spariti” i sospetti e le critiche sulla gestione dell’ordine pubblico in città che erano presenti nell’ordinanza firmata dallo stesso giudice l’11 febbraio .
«Venerdì 30 novembre - si legge invece al capo A - in occasione del comizio dell’onorevole Bersani un gruppo composto da una decina di persone si è presentato con bandiere e striscioni per disturbare. Essendo stato ripetutamente intimato di non entrare dentro al salone, dapprima intonavano ad alta voce cori che turbavano il comizio, quindi oltraggiavano carabinieri e polizia inneggiando cori come: “Via via la polizia”. Ed il Sarri urlando: “Mercenari, schifosi mercenari”. Quindi per tre volte hanno tentato di forzare il cordone di sicurezza spingendo con forza e arrivando al contatto fisico. E Ceraolo brandendo l’asta di una bandiera ha colpito un ispettore procurandoli un trauma cranico e lesioni guaribili in dieci giorni».
Riguardo al giorno successivo «una sessantina di persone» tra cui alcuni non ancora identificati «hanno occupato la sede stradale ed impedito la viabilità esplodendo e lanciando manufatti esplosivi ed artifici pirotecnici, inneggiando ad alta voce con i seguenti cori: “È lo sbirro è/il mestiere più infame che c’è/quando indossa la divisa un leone è/ma nella vita un uomo è... di m...”. Fino ad avvicinarsi ed entrando volontariamente in contatto con le forze dell’ordine».
Otto gli agenti refertati, quel giorno, mentre la madre di uno dei manifestanti è stata presa a manganellate quando ha cercato di difendere il figlio. Agli atti sono finiti i referti medici dei ventitré agenti rimasti feriti nei tre giorni, i controlli sulle utenze telefoniche degli indagati, ma soprattutto filmati e fotografie e gli indumenti trovati a casa degli indagati il giorno delle perquisizioni. Ora il processo dovrà chiarire responsabilità ed eventuali colpe di quello che somiglia a una battaglia che va ben al di là di un’inchiesta giudiziaria.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google