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Anche Martelli si dimette. E Mazzoni riconsegna il cellulare

Anche Martelli si dimette. E Mazzoni riconsegna il cellulare

LIVORNO. Dopo le dimissioni di Alessio Ciampini, la segreteria comunale guidata da Yari De Filicaia è rimasta senza il numero due. Ora, però, si viene a sapere che anche la squadra territoriale di...

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LIVORNO. Dopo le dimissioni di Alessio Ciampini, la segreteria comunale guidata da Yari De Filicaia è rimasta senza il numero due. Ora, però, si viene a sapere che anche la squadra territoriale di Samuele Lippi ha perso un pezzo: anche in questo caso il vice. A rassegnare senza se e senza ma le dimissioni è stato, infatti, il coordinatore Marco Martelli (nella foto). «Le motivazioni – conferma – sono tutte politiche. C’erano troppe divergenze che mi hanno spinto a prendere questa decisione».

L’addio è di qualche tempo fa, ma in via Donnini hanno fatto di tutto per tenerlo sotto al tappeto elettorale. «Ho scritto una lettera privata al segretario – si limita a dire Martelli – dopo il clima già infuocato delle primarie, non volevo gettare altra benzina sul fuoco prima del voto. Ho fatto la campagna elettorale nel mio circolo, ad Antignano».

Tra Martelli (di area Bolognesi) e i segretari c’erano già stati momenti di tensione. Il primo a luglio, quando il numero due aveva contestato pubblicamente la linea del partito su Compagnia portuali, sanità e rapporto con enti locali.

Ma il patatrac è scoppiato nei giorni della scelta dei futuri parlamentari. La linea dei segretari ha scatenato parecchi mal di pancia interni, che si sono tradotti in una riconsegna di gruppo dei cellulari di servizio. Proprio così: riconsegna dei cellulari, quasi fossero l’equivalente di un foglio di dimissioni o di contestazione. Il primo a riconsegnare l’apparecchio è stato Martelli. Poi un pezzo da novanta: il presidente della direzione dell’unione comunale, Giancarlo Mazzoni. Lui, che è uomo di vecchia scuola e non ama parlare troppo fuori dalla sede, dice che «l’ho riconsegnato solo perché questi aggeggi sono una calamità» e precisa che «non mi sono dimesso». Ma tra un circolo e l’altro si rincorre la voce che i rapporti con De Filicaia (al quale avrebbe raccomandato più volte «prudenza») siano tesi. «In politica – prova astemperare lui – non tutti i giorni andiamo tutti d’accordo. Accade anche su qualunque posto di lavoro, no?». (j.g.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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