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Livorno

Concordia, Kutufà: «Rilanciamo Piombino il governo si muova»

LIVORNO. Il patron di Azimut, Paolo Vitelli, lo aveva detto all’incontro organizzato a Livorno dalla lista Monti in campagna elettorale: investiamo nel refitting degli yacht a Livorno, guardando a...

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LIVORNO. Il patron di Azimut, Paolo Vitelli, lo aveva detto all’incontro organizzato a Livorno dalla lista Monti in campagna elettorale: investiamo nel refitting degli yacht a Livorno, guardando a un futuro ampliamento delle riparazioni navali nel porto di Piombino. Ieri mattina, a Palazzo Granducale, il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà, ha tracciato la stessa linea.

Il consiglio si aperto con una comunicazione sullo smantellamento della Concordia lontano dai Quattro Mori, nel porto piombinese. «A Piombino – interviene il presidente – è previsto un investimento di 150 milioni di euro, con l’ampliamento già progettato dello scalo». Per lo smaltimento della grande nave da crociera affondata al Giglio, Kutufà parla di un indotto «di circa 300 lavoratori». Ma l’operazione, sottolinea, non è legata solo all’emergenza Concordia. «A piombino – sottolinea – potranno attraccare navi molto grandi e il porto potrà aprirsi al mercato delle riparazioni navali, con prospettive di lavoro interessanti: un’opportunità positiva per una realtà già duramente provata dalla crisi». «Dietro l’emergenza – sottolinea ancora – c’è quindi la realizzazione di una struttura che può invertire il declino del territorio. Sono consapevole – aggiunge – che c’erano anche prospettive livornesi: l’importante è che non sfugga alcuna occasione alla Toscana».

Certo il quadro nazionale non aiuta: «Servirebbe un decreto legge, ma con tutte le difficoltà legate alla fase politica...». Kutufà si lascia quindi scappare la battuta: «In consiglio abbiamo fatto gli auguri a papa Francesco, facciamoli anche a Napolitano». «Ho fiducia nel lavoro fatto dagli amministratori e dai professionisti locali – lancia l’appello – ora sollecito il governo affinché dia gambe ai progetti che servono al territorio».

«Soffro molto – chiosa infine – il fatto che in questa fase politica si possa rispondere solo alle emergenze. Dovremo tornare ad essere un Paese normale, che progetta il suo sviluppo». (j.g.)

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