Gioco
Gli otto punti del Pd per tornare a vincere
Yari De Filicaia: «Cosimi? È l’ultimo dei mohicani». Tra i temi più importanti la variante anticipatrice delle colline e il ridimensionamento dell’inceneritore
LIVORNO. Dopo la batosta delle elezioni, con i grillini diventati la seconda forza e migliaia di voti lasciati per strada, il Pd ha deciso di tornare nelle piazze. Lo farà con una serie di assemblee che nei prossimi tre mesi saranno dedicate a otto punti spinosi: dal porto alla sanità. Così il partito – lo dice senza mezzi termini il segretario Yari De Filicaia – indica la linea all’amministrazione comunale. Le dà una scossa, ma al tempo stesso sembra volerne prendere le distanze, perché fra un anno i livornesi voteranno il sindaco (forse anche il Parlamento) e «il malessere in città è evidente...». «Certo – si affretta a dire De Filicaia – l’amministrazione è solo una parte del problema». Ma sta di fatto che è sul nuovo primo cittadino che si giocherà la partita: «Il Pd avrà il compito di elaborare un progetto e individuare i profili giusti. Poi la parola – promette il segretario – passerà alla città, con primarie aperte di coalizione o di partito». Guardando al futuro De Filicaia dice di prendere a «modello» quello che «Bersani ha fatto con Grasso e Boldrini», e di Bersani sottolinea che «è l’ultimo spendibile di quella generazione». Ai cronisti che gli chiedono se anche il sindaco lo sia, risponde con una battuta: «È l’ultimo dei Mohicani...». Ecco gli otto nodi da sciogliere.
Nuovi poveri. La prima iniziativa sarà dedicata alle «sacche di nuove povertà che non abbiamo oggettivamente considerato. Lo dico al mio partito e all'amministrazione: dobbiamo avere il coraggio di fare uno screening della situazione reale. Sul sociale il Comune mette già 35 milioni di euro, costruisca il bilancio guardando ai nuovi scenari». «In fila alla Caritas – dice dopo il voto – vedo tanti amici, famiglie che conosco e che non credevo fossero in questa situazione».
Mossa per salvare l’ospedale. Il salto alla sanità è breve. De Filicaia cita le liste di attesa e lo studio del Sant'Anna secondo cui il 54 per cento dei dipendenti dell'Asl 6 non consiglierebbe a un collega di trasferirsi a Livorno. «In città – dice – si respira un malessere generalizzato, sia da parte degli utenti che dei lavoratori. Siamo stati un anno e mezzo a parlare di dove fare il nuovo ospedale, ma cosa c'è nel contenitore? Si ha un'idea di quella che vogliamo sia la nostra sanità in futuro? Anche i sindacati cosa dicono, salvo discutere delle nomine dei primari? Io vorrei evitare che nel tempo il livello generale del nostro ospedale si abbassasse. Teniamo 5 o 6 reparti di eccellenza vera e per il resto apriamo a un rapporto complementare con Pisa. Considerando il quadro generale non siamo in grado di tenerne di più: ci conviene giocare d'anticipo prima di vederci portare via un pezzetto di ospedale alla volta».
Inceneritore più piccolo. «Non si metta il carro davanti ai buoi – esordisce – prima aumentiamo la raccolta differenziata e il riuso, come chiede l’Europa, poi parliamo di impianti». Ma intanto è sull'ipotesi di costruire qui il maxi inceneritore dell'Ato (ipotesi affrontata da Bersani in persona e criticata da molti elettori) che torna il segretario. Questa volta dicendo che «sono sempre stato contrario alle discariche e aperto al termovalorizzatore, ma le dimensioni vanno riviste: i flussi di rifiuti ipotizzati tra il 2006 e il 2007 non vanno più bene, con la crisi ci sono stati cali di consumi del 35 per cento...».
Banchine e Porto 2000. «Se si apre una riflessione, come vedo fare da qualcuno, sulla possibilità di togliere le concessioni a chi non rispetta i piani industriali – premette De Filicaia, dipendente della Compagnia – in porto non ci resta nemmeno un imprenditore». Semmai, riprende, «pensiamo a tre urgenze»: «Da qui a un anno e mezzo l'Autorità portuale faccia rispettare il Piano operativo triennale e ci dica come smaltire i fanghi del porto». Poi la società al centro dello scontro politico: «Privatizzare la Porto 2000 in assenza del Piano regolatore significherebbe regalare un bene pubblico. Se qualcuno ha in mente di farlo, lo faccia da solo…». Poi la richiesta ai soci: «Gli utili, anche 4 milioni, anziché essere ripartiti tra Camera di Commercio e Authority siano investiti in porto».
Sos Prg, «subito gli annessi». Ecco quindi la partita urbanistica. «Dubito che il Piano strutturale – dice senza mezzi termini – decolli in questo mandato». Frase che, c’è da scommetterci, non piacerà al sindaco. «Quindi – riprende – si anticipi la variante delle colline». Ovvero quella che servirebbe a regolamentare gli annessi agricoli. «Nessun condono – ripete – ma uno strumento per ripristinare la legalità e permettere a chi vuole vivere e valorizzare le colline di farlo. Penso, ad esempio, al borgo della Valle Benedetta». Insomma, «anticipiamo ciò che si può anticipare». Un po' come aveva detto l'ex assessore Grassi al Tirreno dopo l'addio a Palazzo Civico.
«Via Terrazzini occupata». Dalla legalità sulle colline il segretario del Pd salta in centro. E dice la frase che non ti aspetti: «In via Terrazzini siamo al limite dell'esasperazione e della legalità, per mesi abbiamo fatto finta che la zona fosse un cantiere di integrazione, invece siamo di fronte a un'occupazione». Dice proprio questa parola, due volte: «Occupazione». «Dobbiamo riallacciare i rapporti con le associazioni degli stranieri – aggiunge subito dopo – perché ci aiutino a recuperare la situazione. Ho fatto assemblee con i cittadini, sono esasperati, sarebbe delittuoso non intervenire».
Nel mirino anche il remo. Sul bancone del Pd a caccia di voti ci finisce pure la riforma del Palio, oggi curata dal vendoliano Bettini: «Se si pensa di non coinvolgere i vogatori, come sta accadendo, si commette un errore: hanno voglia di partecipare, devono contare nelle decisioni finali».
Asa. Intanto, però, c’è da decidere sul futuro del presidente di Asa, Fabio Del Nista, dopo la rottura della condotta che ha lasciato a secco la città. Per la verità è col futuro di tutte le partecipate che partito e Comune dovranno fare i conti. De Filicaia per il momento dice «ok a una commissione che faccia una riflessione sulle cause. Vorrei che qualcuno si ricordasse che si paga un servizio: se sarà appurato che si è trattato di un evento straordinari bene, altrimenti chiederemo conto a chi guida la società. Ma nessuna caccia al capro espiatorio».
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