Gioco
Dogana d’Acqua, via ai lavori di restauro
Inaugurato dall’assessore Giovanna Colombini il cantiere: ecco il progetto. Ma è lotta contro il tempo per non perdere i finanziamenti
È stato inaugurato il cantiere della Dogana d'Acqua inserito nei Piuss, all’incrocio tra gli sScali della Dogana d'Acqua e via del Cedro (dirimpetto caserma Lamarmora).
«Entra dunque in fase di realizzazione - si legge in una nota del Comune - un altro progetto Piuss teso alla valorizzazione del patrimonio storico-architettonico della città, dopo la posa della prima pietra, nel dicembre scorso, del cantiere dello Scoglio della Regina e a gennaio del futuro polo culturale dei Bottini dell'Olio. Il progetto è teso al restauro dell'importante complesso Dogana d'Acqua, "gemello" di quello dello Scoglio della Regina quanto a destinazione d'uso. Infatti, anche il complesso della Dogana d'Acqua sarà un Polo per le Alte Tecnologie per la Logistica e sarà sede dei seguenti Laboratori: Laboratorio delle Tecnologie per l'Ingegneria Civile ed Ambientale, Laboratorio Logit (Laboratorio di Logistica della Toscana), Laboratorio Seed (Smart Energy - Efficient Design), Laboratorio Percro - Sees (Safety Energy Environment and Security).I lavori sono stati aggiudicati ad un'associazione temporanea di impresa” (capogruppo CLC*) per un importo di € 5.690.848,85 (IVA e oneri sicurezza inclusi)”. Ilavori dovranno concludersi entro la fine del 2014 per non perdere i finanziamenti della Regione concessi nell’operazione Piuss:il cronoprogramma dell’intervento indica settembre 2014 come termine dell’intervento.
L'INAUGURAZIONE DEL CANTIERE
All'inaugurazione (scali della Dogana d'Acqua, ore 13.30) ha partecipato l’assessore alla Promozione dei Saperi e alle Relazioni Internazionali (delegato alla gestione dei fondi strutturali Piuss), Giovanna Colombini che ha posato la prima pietra.
Alla cerimonia erano no presenti anche l'architetto Riccardo Maurri Responsabile Unico del Procedimento; il professor Paolo Ferragina, prorettore Ricerca applicata e innovazione - Università di Pisa; la professoressa Nicoletta De Francesco Prorettore vicario e presidente del Polo Universitario Sistemi Logistici di Livorno; l'architetto Riccardo Lorenzi della Soprintendenza ai Beni Culturali di Pisa; il professor Marco Raugi, Direttore Dipartimento di Ingegneria dell'Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni - Università di Pisa; il professor Paolo Dario, Istituto di BioRobotica - Scuola Superiore Sant'Anna Pisa; il professor Massimo Bergamasco Istituto di Tecnologie della Comunicazione, dell'Informazione e della Percezione - Scuola Superiore Sant'Anna Pisa; oltre alle massime autorità civili e militari della città.
LA STORIA DELLA DOGANA D'ACQUA
Nel 1835 il Granduca Leopoldo II di Lorena fece erigere le nuove mura doganali e nel 1841 fu costruita la Dogana d'Acqua su disegno dell'Arch. Carlo Reiskammer. La Dogana era un grandioso edificio in macigno basato su un ponte a tre archi, lateralmente furono scavate due darsene, una interna, comunicante attraverso un canale con il Fosso Reale, quella esterna comunicante con il Fosso dei Navicelli che sboccava in Arno a Pisa. Il traffico marittimo/fluviale tra il Porto di Livorno e Pisa era caratterizzato dall'utilizzo di barche dal pescaggio limitato con una grande vela latina dette "becolini". Purtroppo l'edificio della Dogana d'Acqua andò completamente distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale che hanno risparmiato parte del ponte a tre archi. Successivamente la darsena esterna fu interrata in occasione della costruzione del tratto di ferrovia che unisce San Marco alla Stazione Marittima, quella interna, non più utilizzata fu interrata nel 1950.
IL RESTAURO
Il restauro del sito dell'antica Dogana d'Acqua si avvia con la costruzione del primo dei due edifici previsti, che sorgerà lungo la Via del Cedro a chiusura del bacino est dell'antica darsena. A breve seguirà anche la costruzione dell'altro edificio, che sorgerà sopra le arcate del ponte, sul sedime dell'edificio originario. Alla riapertura del bacino est si procederà in un secondo momento con finanziamenti a carico di un altro programma. L'edificio di nuova costruzione si svilupperà orizzontalmente, tenuto conto della considerevole altezza del vicino edificio dell'ex Caserma Lamarmora. La forma semplice del fabbricato sarà rispettosa del contesto storico costituito dalle Mura Lorenesi in cui è inserito, mentre la particolare forma della copertura ne evidenzierà il distacco. La scelta, suggerita dalla Soprintendenza, è stata quella di far corrispondere la lunghezza del nuovo edificio alla larghezza della darsena originaria, le cui banchine sono state rinvenute durante i saggi esplorativi al fine dei rilievi per il progetto esecutivo, ma solo quella del lato nord adiacente alle Mura Lorenesi è risultata integra. Il fabbricato avrà in lunghezza ampie vetrate, mentre in larghezza delle parti piene che cromaticamente e per trama, richiameranno le vecchie mura. L'edificio si svilupperà su due piani e tutta l'impiantistica è volta, attraverso le moderne tecnologie, all'integrazione tra il risparmio energetico e la riduzione di sostanze inquinanti, garantendo il confort degli ambienti, ma anche una conseguente ottimizzazione dei consumi; pertanto l'edificio sarà caratterizzato da un ridotto fabbisogno energetico.
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