Gioco
Con la Ronda in cerca di clochard per offrire pastasciutta e amicizia
In giro sul pullmino dei volontari che aiutano i diseredati con un piatto caldo e qualche panino fra piazza Damiano Chiesa, Luogo Pio e la stazione. «Noi gente normale nella trincea del disagio»
LIVORNO. Appena varchiamo la porta di Casa Betania, uno degli edifici sul retro della parrocchia San Giovanni Bosco in Coteto, sono passate da poco le 20, e i volontari sono già all'opera: sono appena rientrati con le quaranta vaschette contenenti pastasciutta e quattro caraffe di bevande calde, che sono andati a prendere dalle varie famiglie del quartiere che le preparano. Arrivano anche le altre dieci vaschette della parrocchia del Rosario, che da un paio di anni si è offerta di collaborare.
Non resta che mettere nei sacchetti la pasta, il succo, un dolcetto e l'acqua. Si aggiungono, inoltre, i venti panini preparati dalla Caritas diocesana e qualche pizza.
Di turno oggi c'è Giovanni, l'autista, uno dei veterani della Ronda della Carità, Alessandra, 33 anni, libera professionista, proprio stasera è alla sua prima uscita in questo servizio. Poi c'è Alessio, 30 anni, impiegato, che ha iniziato a ottobre questa esperienza in strada («ne avevo sentito parlare da mia madre, è una che frequenta la parrocchia e mi sono lasciato coinvolgere»).
Caricato tutto il materiale nel pulmino, si parte, con l'obiettivo di portare un pasto caldo ai tanti senzatetto che vivono in strada.
Prima tappa: piazza Damiano Chiesa. Sono le 20,30, ci fermiamo davanti all'incrocio con via Don Bosco. Si avvicina una decina di persone: per la maggior parte sono italiani, e dalla parlata si capisce che qualcuno è livornese.
«Qui ci sono gli storici, – dice uno dei volontari – quelli che conosciamo da una vita: persone che magari hanno anche un alloggio di fortuna, ma vivono con il minimo, e non ce la fanno a tirare avanti».
Distribuiti i viveri, dopo un quarto d'ora si riparte per la seconda tappa: piazza del Luogo Pio. Durante il tragitto chi sta accanto all'autista, segna il numero di sacchetti distribuiti e li confronta con quelli della sera precedente.
«Le serate variano – dice Alessio – a volte sono tranquille, altre più agitate». E aggiunge: «Quello che mi colpisce è la solidarietà che spesso ho visto in strada: capita che se a uno manca la pasta, se la dividano».
Arriviamo così a destinazione e ci fermiamo davanti alla porta della chiesa di San Ferdinando, dove a occhio c'è una ventina di persone in attesa.
La procedura della consegna è sempre la stessa: qualcuno pensa a dare le buste, altri a offrire da bere. Di fronte ci sono italiani, maghrebini, polacchi e alcune donne dell'Est, che di giorno fanno le badanti.
Una livornese, vestita dignitosamente, ci racconta invece dei problemi con lo sfratto, ma ci parla anche dei suoi figli con la luce negli occhi e l'orgoglio di una mamma «che lotta per loro».
L'autista fa cenno di andare, bisogna passare ancora dalla stazione: è la tappa finale. «Là ci sarà sicuramente molta più gente», dice Giovanni, con l’aria di chi ne ha viste parecchie: «È il posto dove di solito c'è più tensione».
Qui si possono trovare facilmente ubriachi, spacciatori e prostitute. Facciamo il giro di piazza Dante, e ci fermiamo dal lato opposto alla stazione.
Dai cespugli sbucano decine e decine di persone. Cercano di accalcarsi verso i primi posti, così da non rischiare di rimanere a mani vuote. I volontari cominciano la distribuzione. Qui la maggior parte sono maghrebini, rumeni, senegalesi, polacchi, ma anche italiani.
Scambiare due parole con loro, inizialmente, non è facile, c'è molta più fretta da parte di chi è in cerca di un pasto. A un certo punto finiscono i sacchetti: «Ok, passiamo ai panini e alle pizze», suggerisce Alessio.
Accontentati tutti, si riesce a chiacchierare con un senegalese, anche se con difficoltà poiché ha alzato un po' troppo il gomito. Dopodiché rimontiamo sul pulmino: segniamo 35 persone servite.
Adesso tocca fare il giro delle pizzerie e dei bar, che offrono volontariamente alla Ronda gli avanzi di fine giornata. Terminato anche questo tour, si può tornare in parrocchia.
«È stata una bella serata», afferma Alessandra: «Non me l'aspettavo così tranquilla, mi ha colpito molto l'atteggiamento amichevole dei clochard, spero di ritornare presto». Anche gli altri concordano, sottolineano «com’è bello questo servizio». Faticoso, certo, ma alla fine «c'è anche la giusta soddisfazione di chi ha donato un po'del suo tempo a persone veramente in difficoltà. Come dice il parroco don Luciano, «è il poco dei molti che fa la differenza».
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