Il Tirreno

Livorno

Negozi ko, le associazioni «Devono essere risarciti»

di Juna Goti
Negozi ko, le associazioni «Devono essere risarciti»

Confcommercio, Cna e Confesercenti contano i danni per gli operatori Tuci (Consumatori): ai cittadini mancano gli estremi per rivendicare qualcosa

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LIVORNO. «Lo dico senza voler tirare croci addosso a nessuno, tantomeno a chi ha lavorato nel fango per giorni: ci sono stati danni enormi alle attività, ci muoveremo per ottenere un risarcimento». Il presidente di Confcommercio, Giannantonio Cesari, domani riunirà l'ufficio sindacale dell’associazione per capire «l'incidenza del danno» dopo che nella quattro giorni a secco della città molti esercizi commerciali - tra bar, ristoranti, gelaterie, alimentari - hanno dovuto abbassare la saracinesca.

«Ci sono categorie – sottolinea il presidente – che hanno sofferto più di altre. Il disagio alla fine è stato enorme perché l'acqua è mancata per troppo tempo e anche l'arte dell'arrangiarsi è venuta meno: dal secondo giorno per molti è stato impossibile lavorare». «È chiaro – ripete – che ci auguriamo che chi ha subito danni possa essere risarcito. Quanto ci riserviamo di valutarlo. Se qualcuno è interessato contatti la nostra segreteria».

Sul finire dell’emergenza anche il coordinatore della Cna, Dario Talini, ha auspicato che «Asa sia realmente in grado di risarcire le aziende per i danni economici subiti». Molti giorni di lavoro, scrive, «sono andati persi per la stragrande maggioranza di attività artigianali come lavanderie, acconciatori, estetiste, palestre e gran parte del settore della produzione e trasformazione alimentare (pasticcerie, panifici, pasta fresca, gelaterie, pizzerie). Insomma, un danno ingente se si tiene conto dei tempi che corrono e della mancanza di liquidità».

Al capitolo risarcimenti il presidente di Asa, Fabio Del Nista, ha già detto al Tirreno che «alcune utenze commerciali hanno l’obbligo di avere riserve d’acqua», ma «valuteremo con le associazioni cosa possiamo fare». Per la verità i margini perché qualcosa si muova davvero sembrano vicini allo zero. Così la presidente di Confesercenti, Maristella Calgaro, è prudente: «Le attività che hanno subito un danno – anticipa in attesa di riunire i suoi, domani – dovrebbero essere risarcite, ma non so quanto questa strada sia realmente percorribile, lo valuteremo nei prossimi giorni».

Altra cosa sono le utenze private, ovvero gli oltre 100mila livornesi che per quattro giorni sono rimasti col rubinetto di casa a secco: Del Nista ha detto chiaramente che la carta dei servizi, che è l’accordo tra l’azienda concessionaria e l’Ato di competenza, «prevede che noi siamo tenuti, dopo dodici ore di mancata distribuzione, a sopperire con autobotti. Questo l’abbiamo fatto». Tradotto: «ai cittadini non spettano rimborsi», a meno che «non sia l’azienda a fare un atto simbolico, come rimborsare le bottiglie d’acqua comprate in più».

Benedetto Tuci (Movimento dei consumatori) è schietto: «Studieremo il contratto di servizio, ma non sembrano esserci gli estremi giuridici per fare qualcosa». Lo dice mentre le associazioni dei consumatori Adoc, Adiconsum e Federconsumatori sono infuriate. «Dopo le innumerevoli lamentele ai nostri uffici – scrivono i segretari Cinzia Franceschi, RobertoPagni e Roberto Boschi – chiediamo a sindaco, prefetto e vertici Asa di chi siano le responsabilità di quanto accaduto». E via con le richieste di «chiarezza» sulla manutenzione dell’argine dei Navicelli e su eventuali responsabilità dell'ufficio Fiumi e Fossi di Pisa, della Liri e, naturalmente, di Asa. «È stato fatto – chiedono ancora – un piano preventivo per ridurre al minimo eventuali nuovi disagi?». In ogni modo, chiudono, «vogliamo porgere un doveroso ringraziamento a quel personale, dipendente e volontario, che ha lavorato per limitare i disagi».

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