Gioco
Via alla conta dei danni oltre un milione di euro
Bar e ristoranti, parrucchieri e lavanderie, passando per gelaterie e centri estetici La mancanza di acqua ha causato mancati incassi record per centinaia di attività
LIVORNO. Terminata l'emergenza, si contano i danni. Un'espressione, questa, usata di solito davanti a calamità naturali di ben più ampia portata rispetto a quella, seppur grave, che ha coinvolto la città negli ultimi quattro giorni. Se per i privati cittadini si è trattato di far fronte a disagi tra le mura domestiche, però, per i commercianti è lecito parlare di un vero e proprio "terremoto". Baristi, ristoratori, acconciatori, ma anche artigiani e titolari di piccole e medie imprese: tutti hanno dovuto sopportare sulle proprie spalle il forte contraccolpo economico dovuto alla mancanza d'acqua.
Un quarto d’incasso. Per centinaia di attività l'emergenza idrica si è tradotta in quasi una settimana di lavoro persa. «Un danno ingente - commenta Dario Talini, coordinatore di Cna Livorno - specie se teniamo di conto dei tempi che corrono». Difficile quantificare il dato economico complessivo. «Ma se in un mese ti manca un quarto dell'incasso - spiega Talini - in ogni caso si è in presenza di un danno grave».
Il continuo slittare dei tempi, inoltre, ha impedito ai negozianti di organizzarsi da subito in modo adeguato. I commercianti prima si sono affidati alle riserve dei cassoni e delle autoclavi. Poi hanno fatto politiche del risparmio, cercando di consumare meno acqua possibile. Si sono anche ingegnati con soluzioni "fai da te" ma in tanti, alla fine, hanno alzato bandiera bianca e abbassato le saracinesche. Così, a poche ore dal ripristino della normalità, non sembra troppo azzardato ipotizzare un danno complessivo per le attività livornesi nell’ordine del milione di euro.
Bar. "Niente caffè per mancanza d'acqua": questo il cartello esposto in tanti locali. E se il successo di un bar si misura nel numero di caffè che fornisce ai clienti, si intuisce quanto sia stato difficile per decine di strutture portare avanti l’attività. Un esempio? Al Bar Sportivo di piazza Mazzini si fanno dai 150 ai 180 caffè al giorno. L'impossibilità di offrire la colazione si ripercuote anche sul reparto pasticceria. «Così - spiega Francesca Catarsi - la crisi idrica ci è costata dalle 300 alle 400 euro al giorno».
Gelaterie. «Fortuna che non siamo in alta stagione!» Andrea Gigante, titolare della gelateria Fiori Rosa, prova a essere ottimista. L'emergenza ha creato grossi grattacapi, perché l'acqua viene usata nei macchinari per raffreddare il gelato. «Avrò subìto un danno di circa 500 euro, ma se il problema fosse capitato in estate io e i miei colleghi avremmo potuto avere danni superiori alle 3-4 mila euro».
Parrucchieri. Enormi difficoltà per gli acconciatori. «Abbiamo tamponato in minima parte l'emergenza - racconta Federico Mantovani, titolare dello studio “84 via Mayer” - usando quel filo d'acqua disponibile, riempiendo alcune bottiglie e mettendole sul termosifone. Così abbiamo potuto fare qualche taglio uomo. Niente in confronto agli appuntamenti che abbiamo dovuto disdire». Risultato: «Abbiamo 25-30 persone al giorno, per una media, tra uomo e donna, di 35 euro a cliente: abbiamo perso quasi 1000 euro al giorno».
Lavanderie. Nei guai anche le lavanderie. L’equazione è molto semplice: niente acqua, niente lavaggio. Molti gestori sono rimasti chiusi. I più "fortunati", invece, hanno potuto contare su una disponibilità minima di acqua, contenuta nei cassoni o nelle autoclavi. È il caso della lavanderia di Pier Giorgio Copedè in viale Carducci. Il gestore è stato costretto a operare una scelta: «Ho potuto lavare solo a secco - afferma - senza poter fare i lavaggi a acqua, perchè quella che avevo non mi avrebbe permesso di garantire entrambe le operazioni. Senza considerare che anche il lavaggio a secco richiede un uso dell'acqua per il raffreddamento delle macchine». «Ho perso circa 100 euro al giorno - conclude - ma per chi non ha avuto neanche un filo d'acqua la cifra si aggira sulle 400 euro quotidiane».
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