Veronica: ora non lo voglio più sentire
La giovane aggredita dall’ex parla dal letto d’ospedale: «Ho provato a divincolarmi, ma lui m’ha fermato e colpito più volte»
LIVORNO. «Non lo voglio più sentire, per me lui non esiste più. Sì è vero, avevo ritirato le querele nei suoi confronti perché ero terrorizzata, lui minacciava di morte me e la mia bambina, mi sentivo costretta in una morsa: non avevo scelta. Ma ora è diverso. Ora andrò fino in fondo a questa storia». Parla timidamente, Veronica Franceschi. Con quegli occhioni blu ancora spaventati, e i capelli legati, un po’ fuori posto, che si tocca spesso preoccupata di apparire in ordine. Parla Veronica, e indica con riservatezza i tagli e le ferite, segni dell’aggressione selvaggia subìta appena quattro giorni fa in via Bengasi. Quattro coltellate all’addome e tagli al braccio e sulle dita delle mani. «Mi hanno tolto il sondino - dice dal letto d’ospedale della chirurgia, dove è stata trasferita - anche se ho ancora il drenaggio, che mi dà un po’ fastidio».
È dolorante, disorientata, ma pronta per una nuova fase della sua vita. Fatta di coraggio, di lotta contro la sottomissione e la prevaricazione, e soprattutto contro quel sentimento morboso che sembra amore ma che tale non è. Quella passione malata che l’ha tenuta appesa al filo della violenza e legata a un rapporto impossibile, con il suo ex Hamid Imed. Lui, algerino di 37 anni (anche se pare che in realtà sia tunisino), accusato di tentato omicidio, resta in carcere: mercoledì il giudice ha convalidato l’arresto. Lei intanto cerca di recuperare le forze, circondata dall’affetto dei genitori, Alessandro e Daniela, del fratello, dell’amica Ramona e di tutti i parenti.
Quella mattina, lunedì, Veronica era uscita di casa per andare a pagare la bolletta della luce. Da giorni Hamid la perseguitava, l’aspettava sotto casa, la seguiva in città, al lavoro. E la minacciava: voleva che tornasse insieme a lui. Una pretesa più che una richiesta, da ottenere ad ogni costo, anche con la violenza. Sono le 10.25 quando la 30enne sale in auto. Lo racconta lei stessa: «Ero al volante quando lui si è infilato nell’abitacolo: voleva che andassi con lui. “Devi venire a casa con me, alle Terme delle Corallo”. Lui voleva costringermi a fare quello che lui aveva in testa e mi ha subito mostrato il coltello. Io ero atterrita. E pensavo a cosa fare per sfuggire alla sua furia». Veronica guarda il coltello con terrore: «Era a scatto e me lo avvicinava credo alla gola, non ricordo bene - dice con l’angoscia nella voce e nello sguardo - Io allora mi sono aperta la giacca: gli ho detto che avevo caldo e soffocavo, e ho aperto lo sportello. Levandomi la giacca speravo che rimanesse in mano a lui e che così io riuscissi a scappare. Lui invece mi ha bloccato e io sono rimasta solo con una maglietta che non mi ha protetto per niente. A quel punto lui (non lo chiama mai per nome) ha iniziato a colpirmi con foga. È stato un incubo. Io ricordo di avergli urlato: “Sei un assassino”. Poi non so come, approfittando forse di una attimo di esitazione della sua rabbia, ho messo le gambe fuori e sono corsa verso il bar». Ricordi scioccanti.
Veronica ripercorre le ultime settimane vissute a contatto con lui prima dell’aggressione: erano i primi di febbraio e Imed era uscito dal carcere dopo che lei aveva ritirato le querele. Veronica racconta e le sembra di vedere lo sguardo furente di lui: «Era cambiato, aveva un viso diverso, un’espressione che non avevo mai visto prima». Lo dice con l’aria di una donna che ha amato. Con la delusione di chi forse, quelle denunce le aveva ritirate non solo per paura ma anche per amore. Veronica ci sperava ancora che il suo Imed potesse volerle bene. In fondo, non era la stessa persona che l’aveva conquistata con la sua dolcezza, con quel piacevole corteggiamento serrato, che la faceva sentire importante e indispensabile? La giovane livornese scava ancora più indietro nella sua memoria e si sofferma a quando 3 anni fa l’aveva conosciuto nel circolo del suo quartiere, dove lei lavorava. I due erano stati insieme tre mesi circa. Poi lui era stato arrestato per fatti di droga. «C’eravamo visti la prima volta al bar - racconta Veronica - Lui era un’altra persona, era molto dolce e affettuoso. Quando è stato arrestato, per un po’ ci siamo scritti. Poi ci siamo un po’ persi di vista. Ma quando la scorsa estate è uscito, ci siamo riavvicinati. Era settembre». Ma già a dicembre lui si è dimostrato aggressivo e violento tanto da spingerla a presentare le famose querele poi ritirate. «Non so cosa sia successo poi, probabilmente è stata la gelosia, lui era molto possessivo - dice Veronica - E io inutilmente ho cercato di fargli capire che con la violenza non avrebbe ottenuto nulla. Quando in macchina l’altro giorno mi mostrava il coltello, gli dicevo: “Ma come fai a pensare che io torni con te se mi minacci con un’arma?”». Veronica ha dovuto rischiare di morire per capire che la storia era impossibile. «Ci ho sperato fino all’ultimo - conclude - ma ora per me lui non esiste più».
LaraLoreti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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