Gioco
La Fondazione cambia nome Si chiamerà Livorno
Addio a ogni legame con la banca di origine Rinnovata la sede e nuovo ingresso su piazza Grande
LIVORNO. Sono passati vent'anni ed è l'occasione per fare un altro passo avanti in vista dei prossimi. Così la Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno decide di presentarsi alla città con una sede rinnovata e un nome nuovo ai quali fa da corona l'esposizione della preziosa e nutrita collezione d'arte.
Con pochi fronzoli e molta sostanza, il presidente Luciano Barsotti spiega le novità che poi non sono tali perché costituiscono un ulteriore sviluppo di un cammino iniziato tanto tempo fa: la Fondazione cambia nome e diventa semplicemente Fondazione Livorno, il palazzo che la ospita è stato rimesso a nuovo dal tetto alle fondamenta e cambia anche l'ingresso che si apre, ora, su piazza Grande al civico 23.
Tre elementi che rompono fisicamente come sul piano simbolico ogni legame con le origini, quando nel 1992 la Cassa di Risparmi di Livorno diventò una banca società per azioni e trasferì il patrimonio alla fondazione. Per molto tempo i legami con la Cassa restano stretti e - nell'immaginario dei cittadini - l'identificazione banca- Fondazione fu molto forte, cementata anche dall'ingresso unico tra i due enti: per andare alla fondazione si entrava in banca. Ecco perché la ristrutturazione del palazzo (oggi totalmente di proprietà della Fondazione) e l'apertura del nuovo ingresso con affaccio sotto i porticati della Piazza, diventa un segno distintivo della volontà di stare in mezzo alla città. Uno strappo col passato? «No, solo un scelta razionale» - risponde Barsotti che per indole apprezza più i toni felpati che quelli di rottura. E spiega: «La scelta del nome "Fondazione Livorno" è stata deliberata dai nostri organi ed è sul tavolo degli organismi di controllo nazionali. Fa parte i una serie di azioni di razionalizzione della struttura alla stregua dello snellimento degli organi dirigenti: i membri del comitato di indirizzo sono stati dimezzati, passando da 24 a 12 e il Cda da 8 a 5 membri».Scelte conseguenti anche alla politica di dismissioni delle partecipazioni bancarie dalle quali derivavano anche le relative rappresentanze. «Oltretutto, dopo la fusione con la Popolare, Cassa di risparmi i Livorno era rimasto un marchio commerciale e niente più».
La Fondazione cammina solo sulle proprie gambe scegliendo gli obiettivi di intervento in un oculato mix di forte autonomia ma anche di attenta sintonia con le esigenze di Livorno e della sua provincia.
Cinque aree tematiche: arte, educazione, volontariato, sanità e ricerca. «A lungo - ricorda Luciano Barsotti - arte e cultura erano i due settori che attiravano maggiori investimenti. Ora la crisi del Paese ci spinge a privilegiare volontariato e sociale».In genere si punta su progetti che abbiano una vita lunga, interventi strutturati e in partnership: uno degli ultimi riguarda la costruzione di un centro di accoglienza realizzato a metà tra Fondazione e Diocesi.
E' andata diminuendo la quota di risorse che veniva destinata ai cosidetti "progetti a bando" che comprendono le iniziative proposte da enti o associazioni no profit. In modo ancor più marcato hanno avuto una stretta quelle che Barsotti definisce le "elargizioni a pioggia", non legate a una programmazione pluriennale. Anche se, ogni tanto, la Fondazione è in grado di intervenire su singole questioni. Come è accaduto recentemente per i Quattro Mori. «Avevo appena letto sul Tirreno che il monumento si era lesionato - racconta Barsotti - così ho telefonato in Comune e ho comunicato che eravamo pronti per farci carico del restauro e della pulitura delle statue. Ci sono già state le prime riunioni con la Soprintendenza e la pratica è instradata. D'altra parte - aggiunge - è il simbolo della città e come Fondazione non potevamo stare alla finestra proprio ora che festeggiamo i 20 anni».
Rientrano in questo spirito anche i generosi contributi che ogni anno la Fondazione versa all'Istituto Mascagni, al Goldoni, al Museo di Storia Naturale. Barsotti non lo dice per undestatement, ma è chiaro a tutti che senza quei soldi molte realtà avrebbero chiuso i battenti.
La strategia che affiora dal bilancio ventennale è di una politica basata sul respiro lungo, fatta di progetti destinati a durare nel tempo e capaci di dare frutti pluriennali. Anche per questo un occhio particolare è volto sulla scuola. Per l'ottavo anno le scuole livornesi sono state coinvolte nel progetto "beni culturali", col quale gli insegnanti hanno coordinato il lavoro dei ragazzi per compiere delle ricerche sui beni ambientali e architettonici. Le adesioni sono in crescita continua e «noi siamo molto orgogliosi - dice Barsotti - del riscontro positivo e nel vedere l'entusiasmo dei ragazzi».
Dove prende i soldi la Fondazione? La risposta è semplice: sono gli interessi che derivano dal patrimonio. Non viene erogato un centesimo che non sia già in cassa. Il patrimonio - assicurano i vertici - è più che solido. Sul fronte immobiliare, oltre al palazzo di Piazza Grande, vede la presenza di altri due palazzi storici: la sede del Monte dei Pegni in via Borra e il Magazzino del Monte dei Pegni sugli scali Monte Pio. Quest'ultimo è un grande palazzo di oltre duemila metri quadrati, una struttura seicentesca, sul quale la Fondazione ha deciso di investire molto e o per alcuni anni ma che alla fine restituirà alla città una spazio di grande pregio. Il patrimonio mobiliare vede in portafoglio azioni di Unicredito e Intesa San Paolo «che oggi soffrono - ammette Barsotti - ma noi non vendiamo. Non costituscono un problema perché altre operazioni sul mercato internazionale hanno reso bene. La Fondazione è solida e i conti sono più che tranquilli».
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