Sicurezza
Veronica denuncia l’ex: «Andrò avanti»
Dal letto d’ospedale racconta tutto ai carabinieri. E a sua madre dice: «Questa volta voglio arrivare fino in fondo»
LIVORNO. Ha trovato la forza e ha denunciato l’ex. Un gesto di coraggio quello di Veronica Franceschi, la trentenne livornese accoltellata lunedì mattina dall’ex in via Bengasi da Hamid Imed, algerino di 37 anni. La ragazza sta meglio ed è stata trasferita al reparto di chirurgia: ormai fuori pericolo e non è più in rianimazione. I medici hanno sciolto la prognosi. Un grande sospiro di sollievo per i familiari che in questi tre giorni sono stati molto in pena per le sue condizioni. E proprio ieri mattina ha incontrato i carabinieri a cui ha raccontato la sua versione dei fatti. Alla mamma, Daniela Politi, che ieri è stata tutto il giorno con lei, ha rivelato le sue intenzioni: Voglio andare in fondo a questa storia, farò tutte le denunce del caso».
La madre è sollevata: «L’ho vista meglio e più battagliera. È vero, lei aveva ritirato le querele quando il magrebino era stato arrestato, ma solo perché lui la minacciava di morte. Lei era terrorizzata, ma ora è pentita di aver ritirato le denunce e ha le idee più chiare. Però - aggiunge la madre - fisicamente è ancora molto provata. La nutrono con il sondino». Il padre Alessandro Franceschi è ottimista, ma ancora molto preoccupato: «Lo specialista mi ha detto che il peggio è passato ma che c’è ancora il rischio di infezioni. Speriamo bene».
Ora la giovane, che lavora in un’azienda al Picchianti, è ludica e cosciente, anche se sconvolta e molto dolorante. Il padre Alessandro ha parlato con lei in ospedale: «È molto debole, dice poche cose - racconta il babbo - E dell’aggressione parla ancora poco perché è distrutta». Ieri mattina Veronica ha avuto anche un colloquio con la psicologa dell’Asl che le dà un supporto importante in questo momento delicato. Per i genitori della trentenne questa è una fase difficile: si stanno dividendo tra la figlia e la nipotina, che ha appena 20 mesi. «Per lei è dura - dice Alessandro Franceschi - è piccina e non capisce cosa stia succedendo. E poi chiede sempre di sua madre: ogni volta che squilla il telefono o che bussano alla porta lei dice: “È mamma è mamma!”. E per noi è uno strazio. Cerchiamo di starle vicini in tutti i modi».
L’algerino intanto resta in carcere. «Spero che ci rimanga più al lungo possibile - si sfoga il padre Alessandro - La rabbia che ho io dentro, non la so descrivere. E non immagino come possa finire questa storia. Spero solo che lasci in pace me e la mia famiglia. Una cosa però vorrei che accadesse: prima o poi vorrei trovarmi faccia a faccia con lui. E vorrei che mi dicesse perché ha fatto del male a mia figlia».
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