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«Solo sotto i bombardamenti un caos di questa portata»
LIVORNO. «In ottant’anni di vita non ho memoria di una situazione del genere». Parola di Otello Chelli, scrittore, ex consigliere comunale del Prc e veneziano doc. «Non ricordo di aver mai vissuto...
LIVORNO. «In ottant’anni di vita non ho memoria di una situazione del genere». Parola di Otello Chelli, scrittore, ex consigliere comunale del Prc e veneziano doc.
«Non ricordo di aver mai vissuto due giornate del genere - spiega l’anima storica del rione biancorosso - nemmeno ai tempi dell’acquaiolo o della Livorno bombardata».
Il racconto di Otello comincia quasi un secolo fa, negli anni ’20-’30, quando avere l’acqua in casa era considerato un lusso: per le strade girava l’acquaiolo, che trasportava la merce in damigiane adagiate in cesti di vimini e trasportate su un carretto di fortuna.
«Da lì a poco - prosegue - arrivarono gli impianti nelle abitazioni, e non ho memoria di una Livorno intera “a secco” per due giorni».
A Otello viene in mente un unico episodio simile, in una giornata drammatica per i livornesi. «Durante i primi bombardamenti del maggio del 1943 rimanemmo senz’acqua». «Lo ricordo - aggiunge - perché mia mamma ordinò a me e ai miei fratelli di prenderci per mano, poi aprì il rubinetto di casa da cui usciva appena un filo d’acqua».
«Si tolse la pezzola che portava in capo, la bagnò con quelle poche gocce d’acqua, la strappò in tanti pezzi e ce li consegnò, in modo che potessimo ripararci bocca e occhi dalla polvere che si tagliava con l’accetta».
Quella volta, però, a differenza di oggi, tra bombe che cadevano dal cielo e palazzi rasi al suolo, la mancanza dell’acqua sembrò l’ultimo dei problemi.
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