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EMERGENZA SENZA PRECEDENTI»IL COMMENTO

di CRISTIANA GRASSO ; di CRISTIANA GRASSO ; di CRISTIANA GRASSO
EMERGENZA SENZA PRECEDENTI»IL COMMENTO

di CRISTIANA GRASSO Genera più infantile stupore che rabbia quel rubinetto ostinatamente inerte. E per due giorni quello stupore si è ripetuto ogni volta che uno dei tanti banali gesti quotidiani...

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di CRISTIANA GRASSO

Genera più infantile stupore che rabbia quel rubinetto ostinatamente inerte. E per due giorni quello stupore si è ripetuto ogni volta che uno dei tanti banali gesti quotidiani - lavarsi i denti o sciacquare un bicchiere, riempire la ciotola del cane o fare il caffè - si è infranto contro una privazione praticamente sconosciuta. Perché l’acqua, potabile e corrente, è uno di quei “lussi” che diamo per scontati. Certo, almeno i più informati e sensibili alle problematiche ambientali, sanno che l’acqua non va sprecata, che le riserve non sono infinite, che ci sono luoghi dove per la mancanza di acqua si muore. Ma sono consapevolezze che l’abitudine a disporre di questo privilegio in ogni momento della giornata, quanto e come vogliamo, spinge nell’area più remota della coscienza.

Non c’è acqua e sembra quasi uno scherzo, perché l’acqua ci spetta, fa parte della vita, un po’ come l’aria. E se non è uno scherzo al massimo può essesere una brevissima emergenza, minuti, al massimo poche ore. Invece non solo non è uno scherzo ma è un’emergenza vera e lunga, nessuna certezza su quando finirà, veri e propri bollettini di guerra rendono la situazione ancora più surreale.

L’inquietudine cresce piano piano, l’incredulità resta costante. E chi avrebbe mai immaginato di dover compiere gesti dimenticati e addirittura sconosciuti ai più giovani, attingere da secchi e tinozze dove senza neppure troppa convinzione si sono raccolte un po’ di scorte. Oppure fare la fila all’autobotte e sembra di stare in un film. Gli scaffali vuoti dei supermercati raccontano di migliaia e migliaia di bottiglie di acqua minerale di cui è stata fatta incetta, ancora inquietudine quando non si trova più nemmeno al bar. Non c’è acqua e non riusciamo comunque a farcene una ragione, sovrappensiero torniamo a quel rubinetto sperando che questa volta non ci tradisca e invece il miracolo non si avvera.

Traditi in casa e traditi fuori, anche dove meno ce lo saremmo aspettati. Manca l’acqua e, chi l’avrebbe mai detto, si ferma la città. Le scuole per esempio. Chiuse, per due giorni, ed è il primo choc. Poi molti bar, ristoranti, pizzerie, il parrucchiere. Persino il cinema. Niente servizi igienici niente proiezioni e chi mai avrebbe pensato che senz’acqua non si può nemmeno andare a vedere un film o uno spettacolo teatrale, che si fermano i cantieri edili, le palestre, le mense. Due giorni di passione e di spaesamento e questa inaspettata “assenza” sempre più pesante, sempre più invadente.

Un disagio grande certo ma anche una bella lezione sulla precarietà del nostro stile di vita confortevole che riteniamo inattaccabile, sull’abitudine a non riflettere su quanto, cosa e come consumiamo, su come un banale incidente può cambiare da un momento all’altro le abitudini di centinaia di migliaia di persone. E, finita l’emergenza, magari per un giorno, a quel rubinetto che torna a versare acqua saremo un po’ grati.

@crigrasso
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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