Lutto
C’era un’altra condotta ma è abbandonata
Solo a sera riesce il tentativo di usare la tubatura del 1911 come bypass. L’Asa: colpa della pressione non della manutenzione
LIVORNO. C’era un’alternativa alla conduttura che dagli anni Settanta porta l’acqua da Filettole alle case dei livornesi. E’ la vecchia conduttura che le corre parallela, dalle campagne del Serchio, lungo i Navicelli fino alla città. L’avevano costruita i nostri bisnonni all’inizio del secolo scorso. Era il 1911 e da allora, attraversando due guerre, i bombardamenti, la ricostruzione e l’espansione edilizia degli anni Sessanta, quei tubi in ghisa avevano garantito l’arrivo dell’acqua a tutta Livorno fino alla decisione di dismetterla per costruirne una più potente e moderna.
E’ proprio a quella vecchia conduttura che all’Asa hanno pensato immediatamente quando si è verificato il crac del collettore. L’obiettivo era usarla come bypass per superare il punto di rottura. Ma lei, abbandonata o quasi da una quarantina d’anni, non ha retto. E’ collassata subito due volte. Facendo sgretolare anche l’opzione B e lasciando Livorno a secco. Anche se ieri sera è stata finalmente riattivata, e ha permesso di migliorare la situazione tanto che attorno a mezzanotte in molte case del centro l’acqua era miracolosamente ricomparsa.
Una domanda tuttavia sorgeva spontanea: se la vecchia conduttura si fosse trovata in una condizione migliore, avrebbe potuto tamponare la falla di queste 48 ore? Tradotto: se l’Asa avesse curato anche la condotta parallela anziché abbandondarla ci saremmo salvati dal black-out usandola come bypass? La risposta che arriva dall’azienda è chiara: no. «Non è una questione di manutenzione - diceva in serata il direttore generale Michele Caturegli -. Il tubo è vecchio, fragile, è saltato per vari motivi, il principale dei quali è legato alla sovrapressione. La messa in marcia di un tubo è un momento delicatissimo dell’ingegneria idraulica, il rischio è quello del colpo d’ariete, cioé quel fenomeno che si presenta quando una condotta chiusa e in pressione viene aperta repentinamente arrivando a provocare la rottura del tubo. Sapevamo del rischio ma nell’emergenza l’abbiamo messa in esercizio, si è rotta e l’abbiamo riparata».
E allora ecco la seconda domanda: qual è la soluzione che si dovrà studiare per evitare che un fatto del genere possa ripetersi? Va trovata nella vecchia condotta o altrove? Qui i vertici dell’Asa hanno opinioni contrastanti. «I tubi in ghisa non sono considerati più adatti e la pressione che la vecchia tubatura è in grado di reggere è minima rispetto a quella che serve oggi - premette il presidente di Asa Fabio Del Nista -. Però è chiaro che quest’emergenza ci farà studiare come rendere questa condotta parallela più utilizzabile. Di certo bisognerà capire i costi. Per ora solo per l’intervento d’emergenza siamo tra i 400 e i 600mila euro».
Per Caturegli però la soluzione è diversa. E si trova già sul tavolo dell’azienda. «Si tratta di dare una maggiore autonomia nell’approvigionamento alla città - afferma il direttore generale -. Ad oggi gli stoccaggi che abbiamo al Cisternone ci garantiscono undicimila metri cubi d’acqua, mentre altri settemila sono contenuti nelle riserve che abbiamo a Banditella».
La soluzione secondo Caturegli è triplicare le “gobbe” dei cammelli cittadini. «Dobbiamo arrivare ad avere una riserva da 50mila metri cubi d’acqua. In pratica dobbiamo costruire un nuovo serbatoio, che tra l’altro già si trova nei piani strategici della Regione. L’obiettivo deve essere quello di poter fronteggiare la mancanza dell’acqua per due, tre giorni, i tempi massimi che un’emergenza eccezionale come questa può richiedere. Conosciamo già anche i costi di un intervento del genere: dai cinque ai sette milioni di euro».
@giucorsi
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