Gioco
Nel condominio di fango «Qui è tutto da buttare»
In via Galileo Galilei a Vicarello 12 famiglie in ginocchio: auto e scooter distrutti «Alle cinque del mattino era tutto ok, poi un fiume di melma ha invaso i garage»
VICARELLO. Una bambina con un piumino blu e un cappello rosa e bianco guarda l’ingresso del garage abbracciata alla mamma. «Là dentro – dice – c’erano anche i giochi di quando era piccola». Ad un paio di metri di distanza un trattore si accende, farfuglia, si muove e cerca di scalare la salita per portare via dalla melma un’utilitaria che sta attaccata al gancio posteriore con una fune improvvisata. Entrando nel sotterraneo - penombra e odore di umido - una decina di persone armate di scopettone cercano di togliere l’acqua che resta sul pavimento. In fondo Salvatore, pantaloni mimetici e pile verde militare impreca: «Devo togliere la macchina da qua dentro, si è bloccato lo sterzo e non so come fare». Ammassate lungo il muro ci sono cataste di oggetti: quadri, biciclette, elettrodomestici, foto di famiglia, giochi, mobili, scarpe, borse, cartoni.
Per scoprire il profilo infangato del condominio al numero 320 di via Galileo Galilei, frazione di Vicarello, è necessario percorrere un vialetto in mattoncini chiari e lasciarsi alle spalle il prato all’inglese tagliato di fresco, la facciata rossa, un paio di palme e gli infissi in alluminio verdi.
Gianluca e la moglie fanno avanti e indietro tra il garage e l’ingresso del condominio dove vivono dodici famiglie. «Abitiamo qui da tre anni – racconta la donna – non era mai accaduto niente di simile, quando piove di solito un po’ d’acqua entra là sotto. Ma stavolta è successo qualcosa di incredibile».
Che cosa lo racconta il marito. «Alle cinque di notte – ricorda – mi sono svegliato ed era tutto ok. Poi è venuta giù una quantità d’acqua impressionante. Io per togliere la macchina dal garage ho dovuto attraversare un fiume di melma che mi arrivava fino alle ginocchia e poi sono dovuto passare dal finestrino per entrare in auto. Fortunatamente dopo diversi tentativi la macchina è partita e sono riuscito a portarla fuori». Come se non bastassero le parole, dallo schermo di una macchina fotografica fucsia parte il video dell’acqua che entra nel sottorraneo, fino a riempirlo, tanto che dall’esterno si vede solo uno spiraglio sottilissimo.
Il bilancio dei danni parla di almeno quattro auto da buttare, due moto con l’impianto d’avviamento in tilt, lo stesso vale per altri tre scooter. E poi ci sono tutti gli altri oggetti mangiati dal fango.
«Il fiume – racconta un signore con i capelli bianchi – è arrivato da questo campo qua dietro: per metà è privato e per l’altra metà invece è del Comune. Il problema sono i canali di scolo: sono sporchi e nessuno li pulisce. Ecco perché questa bomba d’acqua si è accumulata senza ridursi e dopo aver superato il cancello ha proseguito lungo la discesa invadendo i garage. In un’ora si sono riempiti tutti. Quanto? L’acqua arrivava fino al segno più scuro – spiega un altro signore impegnato nella pulizia – saranno almeno due metri e mezzo».
Per ore, mentre i residenti assistevano senza poter far niente al fango che si mangiava i piedi delle loro case, il clacson di una macchina ha continuato a suonare. «È stata la colonna sonora della mattinata – ironizza senza ridere una mamma – L’impianto deve essere andato in tilt». Poi sono arrivati i pompieri, quelli della protezione civile e pure alcuni del Comune di Collesalvetti. «Stavolta – mugugna un altro – devono aver avuto paura».
L’unico garage vuoto è quello di una signora che non nonostante questo non smette di togliere l’acqua accompagnandola fin dentro il tombino. «Io non abito ancora qua – spiega la donna – mi devo trasferire tra pochi giorni, qua dentro tenevo solo poche cose. Sono stata avvertita dai vicini e sono corsa qua. Se ho paura a trasferirmi? Non direi, anzi, non vedo l’ora».
Nel giorno in cui Livorno è rimasta senz’acqua qui ne hanno portata via a tonnellate. «Le cisterne ci hanno messo ore per toglierla tutta». Quando la melma ha liberato i garage sono rimaste sul pavimento le imprecazioni e tanto lavoro da fare che molto probabilmente proseguirà anche nei prossimi giorni. «I danni – sospira una delle abitanti sulla soglia di casa pulendo i vetri – sono stati tanti, ma gli oggetti si ricomprano, dà fastidio, ma non fa così male. Io questa mattina non c’ero, ma per come me l’hanno raccontata questa bomba d’acqua poteva entrare nelle case mentre le persone dormivano. Mi sono chiesta che cosa sarebbe successo, ma preferisco non pensarci e continuare a pulire i vetri».
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