Gioco
«Dov’è la mia bambina?» Ma di lui non vuole parlare
La giovane accoltellata in via Bengasi ha aperto gli occhi dopo l’operazione La rabbia del padre: «Quell’uomo mi disse: “Uccidimi se la sfioro con un dito”»
LIVORNO. «Dov’è la mia bambina? Sta bene? Dimmi di lei...». Veronica Franceschi s’è svegliata da pochi minuti dalla sedazione post operatoria e parla con suo padre Alessandro. Il suo primo pensiero è per la sua figlioletta che non ha ancora due anni. La giovane livornese è molto preoccupata per lei, ma il suo babbo la rasserena. «Tranquilla è con noi, è al sicuro». Veronica è reduce da un’esperienza tragica: dopo esser stata accoltellata lunedì mattina dal suo ex, l’algerino Hamid Imed, che non si è rassegnato alla separazione, ha subìto una delicata operazione. I quattro colpi inferti tra l’addome e il torace del suo esile corpo, le hanno provocato gravi lesioni. La lama ha raggiunto entrambi i polmoni e ha lacerato il diaframma. Ora la giovane, 30 anni, ha un sistema di drenaggio interno: l’intervento è andato bene e lei sta meglio, ma non è ancora fuori pericolo. I medici sono cauti. Ieri mattina la ragazza ha aperto gli occhi la prima volta e ha ripreso coscienza. E così ha potuto incontrare i suoi familiari e la sua migliore amica, e scambiare due parole con loro.
Da due giorni l’algerino, 37 anni, è in carcere, arrestato dai carabinieri subito dopo l’aggressione avvenuta in via Bengasi. Ma prima di essere fermato, e anche nei mesi precedenti, aveva più volte minacciato di morte non solo Veronica, ma anche la sua bambina. È per questo motivo che la trentenne ora è in apprensione per sua figlia. La ragazza parla con un fil di voce, è dolorante, sofferente e profondamente sconvolta. Ma di lui non parla. Non un commento sull’uomo che l’ha ridotta in quello stato. Non se la sente o non vuole. «Non ha detto niente sull’algerino e io non le ho fatto domande... - dice il padre - Nelle condizioni in cui si trova, la priorità è farla stare tranquilla. Purtroppo non è ancora fuori pericolo». Veronica ricorda però insieme al padre i drammatici momenti dell’aggressione: «Non so come io abbia fatto a scendere dall’auto e a rifugiarmi nel bar - dice la giovane - Se ci penso non mi so come abbia fatto a trovare la forza: ero in un lago di sangue».
Il padre è sconvolto e con gli occhi lucidi ripercorre la tragica storia tra l’algerino e sua figlia. «Erano stati insieme anni fa, poi lui era stato arrestato - racconta il padre - Le scriveva le lettere dal carcere e quindi loro sono sempre rimasti in contatto. Poi, quando è uscito, l’ha cercata di nuovo e sono tornati insieme». Ma l’idillio è durato poco. Hamid nel giro di poco tempo ha tirato fuori la sua aggressività con episodi culminati nei fatti di dicembre, quando lui aggredì Veronica per strada in via della Coroncina e poi minacciò di morte sia lei sia la bimba piccola. «Quando lui l’ha picchiata, Veronica ha subito fatto querela, solo che poi l’ha ritirata: era terrorizzata. Lui dal carcere l’aveva minacciata: “Se non ritiri le querele appena esco uccido te e la bimba”, le aveva detto. Lei era terrorizzata. E quando è uscito di galera ha cominciato a perseguitarla». Il giovane era sotto casa sua anche la sera prima dell’aggressione e persino nelle prime ore della mattina del tentato omicidio era in via Badaloni, dove la ragazza vive coi suoi.
Ma che rapporto aveva Imed con i genitori di Veronica? «Lui ha sempre cercato di accattivarsi la mia fiducia - dice Alessandro - Una volta davanti a me si mise la lama di un coltello al collo e mi disse: “Uccidimi se sfioro con un dito tua figlia, non le farei mai del male, è la mia vita. Non posso stare senza”. Si rende conto? E ora guardi come me l’ha ridotta. Ma deve pagare».
L’unica preoccupazione che ora hanno i genitori e gli amici di Veronica è che la ragazza sia lasciata in pace e che l’algerino paghi per quello che ha fatto.
LaraLoreti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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