Il Tirreno

Livorno

L’AVVOCATO m. Gigliola montano

«Ribellarsi subito al primo segno di violenza»

LIVORNO. Evitare la banalizzazione di fatti del genere, che purtroppo sono in forte aumento, ribellarsi in maniera forte da subito alla violenza e combattere la prevaricazione. Sono questi i punti...

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LIVORNO. Evitare la banalizzazione di fatti del genere, che purtroppo sono in forte aumento, ribellarsi in maniera forte da subito alla violenza e combattere la prevaricazione. Sono questi i punti fondamentali su cui lavorare per contrastare il fenomeno della violenza contro le donne. Lo evidenzia Maria Gigliola Montana, avvocata ed esperta del settore. «La gestione anche giuridica di fatti del genere è molto difficile perché subentrano altri fattori, sociali, culturali e psicologici, che rendono molto complessa questa materia - riflette la giurisperita - Purtroppo io non vedo grandi soluzioni rispetto a questi casi se non quelle di ripartire dall’educazione dei bambini e delle femminucce. Ai primi deve essere insegnata sin da subito l’importanza del profondo rispetto verso la donna. Alle seconde, il non subire». Concetto questo ultimo che vale a maggior ragione per quelle donne adulte che in qualche modo si trovano coinvolte in una spirale di violenza. «Ribellarsi alla prima avvisaglia diventa vitale - dice Montano - perché solo così si può pensare di evitare successive degenerazioni».

L’esperta riflette sul tentato omicidio di via Bengasi. «Non so i dettagli dell’evento, però mi viene da fare una riflessione: perché questa giovane, che già aveva avuto la terribile esperienza di subire violenza da quella persona, era nell’auto con lui? Capisco perfettamente che certi soggetti ti portano all’esasperazione e che pur di tenerli buoni per un po’ una donna sia portata a cedere. Ma questo è proprio l’errore da evitare».

Eppure sono tanti i modelli negativi che vengono anche dal mondo della politica e dei media: «Purtroppo è il trionfo della prevaricazione e modelli sbagliati vengono anche dalla politica. Per non parlare della strumentalizzazione mediatica della donna, che molto spesso si presta a farsi utilizzare».

L’avvocata sottolinea l’impegno delle forze dell’ordine per evitare casi del genere «però un’attenzione ulteriore non è mai superflua - aggiunge - e anche una solerzia da parte della magistratura nel trattare casi analoghi. Tutta la società civile - dice Montano - deve impegnarsi in questo: l’attenzione deve essere sempre altissima per evitare di assuefarsi al fenomeno». Dal punto di vista giuridico non è facile affrontare la situazione: «Lo strumento più efficace che mi viene in mente sono gli Ordini di protezione contro gli abusi familiari previsti dal codice civile. Sono quei provvedimenti che il giudice adotta per ordinare la cessazione della condotta del coniuge o di un convivente che sia “causa di grave pregiudizio all’integrità fisica o morale” di un membro della famiglia, anche se non si configura reato».

Lara Loreti

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