Gioco
È più di un mese che ci perseguita dovevano arrestarlo
Il dolore della mamma della giovane accoltellata «Era piena di sangue, lui non s’è mai rassegnato»
LIVORNO. «È un mese che non si fa vita, che ci perseguita notte e giorno e ora ci è mancato poco che mi ammazzasse la bimba». Il dolore di una madre che vive in prima persona il dramma della figlia. E che si trova impotente di fronte a una violenza che avrebbe voluto poter evitare.
Daniela Politi è disperata al pensiero di sua figlia Veronica accoltellata, sanguinante, ridotta quasi in fin di vita dal suo ex fidanzato, dopo mesi di vessazioni. Non è bastato essere perseguitata dalle molestie dell’ex che si trasforma in stalker. Veronica diventa addirittura vittima di un tentato omicidio. E questo mamma Daniela non lo può sopportare. Cammina nervosamente sul marciapiede di via Bengasi, davanti al bar dove Veronica ha chiesto aiuto dopo essere stata accoltellata dal suo ex, Imed Hamid. La donna, quando va in scena l’aggressione, si trova in casa e viene avvertita dai vicini dell’aggressione.
A ferirla nel profondo è l’immagine della ragazza, nel sangue. «Ne ha perso tanto - dice agitata, quando il fatto è successo da pochi minuti e lei ancora non è riuscita a trovare un passaggio per andare in ospedale - Non so esattamente cosa sia successo, ma mi hanno detto che era tutta insanguinata». E basta dare un’occhiata al bar di via Bengasi per rendersi conto della gravità della situazione: il pavimento è un lago rosso. Daniela è nel pallone anche perché ha da pensare alla piccina, la sua nipotina, figlia di Veronica. «Sono qui con la “bimbina” - dice concitata - mi sto organizzando per sistemarla da parenti. E poi volo in ospedale da Veronica».
Ma la preoccupazione per sua figlia non è l’unico dolore che tormenta Daniela Politi: nella sua mente c’è un altro tarlo che ha un nome e un cognome, Imed Hamid. La donna ha vissuto da vicino la spirale di violenza messa in atto dal giovane algerino, peraltro già arrestato per stalking nei confronti di sua figlia lo scorso gennaio. E ora per lei è ancora più difficile accettare il fatto che il nordafricano sia arrivato a tanto. «Il magistrato doveva arrestarlo e noi siamo stanchi delle chiacchiere - dice con rabbia - Siamo stanchi di attendere. Cosa si deve aspettare, che mia figlia venga uccisa? Lui le ha fatto tutte le violenze possibili e immaginabili. Appena è uscito dal carcere è tornato all’attacco. Io questo non lo posso accettare».
Daniela parla di perdono, ma quasi non riesce a pronunciarla quella parola. «Si sente tanto parlare di perdono - dice gridando per la rabbia - Ma come si fa a perdonare un uomo che ti accoltella la figlia? Non ce la faccio».
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