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Estorsione all’imprenditore Condannati a undici anni
In tre occasioni Giovanni Morabito avrebbe chiesto mezzo milione di euro L’associazione per delinquere per un giro internazionale di carte di credito
LIVORNO. L’imprenditore livornese Giovanni Ferretti, 59 anni, amministratore, tra le altre, della società edile Aurelia srl e della cooperativa finanziaria Commerfidi con sede a Pisa e figlio del costruttore dell’hotel Continental, a Tirrenia, lo ha confermato anche davanti ai giudici di quelle tre volte in cui Giovanni Morabito, 43 anni, detenuto dal 2009, lo ha avvicinato chiedendogli soldi, molto soldi: 450mila euro, secondo l’accusa, per un presunto debito che il padre di Ferretti avrebbe avuto con il papà della moglie di Morabito, Sabrina Marinari, anche lei imputata nello stesso procedimento.
«Sei peggio di Vincenzo Morabito (pregiudicato calabrese ndr) – gli avrebbe urlato – vai pure in questura a fare denuncia, non mi importa nulla. Paga che è meglio per te e per la tua famiglia». Ad altri conoscenti, invece, lo stesso Morabito, avrebbe raccontato che «la barca del Ferretti e il cantiere dov’era tenuta – si legge nel capo d’imputazione – avrebbe potuto prendere fuoco».
La tentata estorsione, avvenuta tra la fine del 2006 e l’inizio dell’anno successivo tra Livorno, Tirrenia e il Calambrone, non è andata in porto perché «la vittima si è rivolta ai carabinieri ed ha chiesto protezione». L’episodio, per il quale la Marinari è stata assolta, è poi finito nella prima tranche della maxi inchiesta sull’associazione per delinquere finalizzata alla truffa attraverso un giro internazionale di carte di credito false e denominata dai carabinieri “Plastic” .
A distanza di oltre quattro anni dalla richiesta di giudizio immediato la Corte ha condannato venerdì Morabito per la tentata estorsione all’imprenditore a un anno e dieci mesi di reclusione. A questi ne vanno aggiunti altri cinque per gli altri reati che gli sono stati contestati dal pubblico ministero Gianfranco Petralia che per il «promotore della banda» aveva chiesto nove anni.
La Corte, presieduta dal giudice Antonio Del Forno, ha invece condannato a tre anni Sabrina Marinari, 50 anni, commerciante conosciuta in città per la gestione del distributore di benzina alla Guglia.
Secondo l’impianto accusatorio i due coniugi, insieme all’avvocato Mario Maggiolo, imputato nel procedimento gemello ancora in corso, sarebbero stati al vertice «di un’associazione che aveva l’obiettivo di compiere un numero indefinito di truffe mediante la falsificazione di carte di credito, creando una stabile attività di importazione dall’estero di carte clonate, usandole sia in Italia che all’estero al fine di procurarsi un ingiusto profitto». Si parla di centinaia di migliaia di euro fatti sparire dai protagonisti della truffa.
Nello stesso procedimento erano imputate anche altre tre persone. Pietro Favasuli, 50 anni, considerato il braccio operativo dell’associazione, è stato condannato con rito abbreviato a tre anni e due mesi. Venerdì è arrivata anche la sentenza per Michel Azzam Mansour, 59 anni, e Vincenzo Manno, 57.
Entrambi erano considerati «i responsabili della gestione delle cellule periferiche dell’associane» e sono stati condannati il primo a due anni e tre mesi di reclusione e il secondo a un anno e sei mesi.
«Faremo appello», annuncia l’avvocato Luca Cianferoni difensore di Giovanni Morabito e della moglie Sabrina Marinari. E aggiunge: «Tutto l'impianto della intervenuta decisione sarà oggetto di ampio e motivato appello».
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