Gioco
Cosimi: sos escavo, disposto a tutto pur di farli partire
Il sindaco: sacrosanto il nuovo Prg ma bisogna arrivarci vivi Nel mirino di Kutufà le Porte vinciane: sono ancora aperte
LIVORNO. Non è una novità sentir dire che far decollare l’escavo è fondamentalissimo. Lo ripete anche il sindaco Alessandro Cosimi al Lem. Poi ci mette del suo per dire che intende fare il possibile e l’impossibile: «È un problema che non lascerò a chi verrà dopo di me e sarà certo più bravo. No, sono disposto a prendermi tutte le responsabilità che fosse indispensabile prendere». Il riferimento è al problema del “dove” sversare i fanghi: certo, non si può mettere tutto in frigo in attesa che la Vasca-bis sia pronta ad accoglierli.
C’è qualcosa che detta le scadenze quasi come ultimatum, secondo il sindaco: nel 2015 La Spezia avrà una nuova stazione marittima con la quale andrà dichiaratamente alla conquista della clientela ora servita da Livorno («o siamo in grado di rispondere o affronteremo azzoppati questa sfida dura»).
Sta nei dragaggi la possibilità (l’unica?) di «governare la conflittualità» che il riordino delle funzioni innesca. È (solo?) così che si può «gestire la fase di transizione fra qui e il nuovo assetto determinato dal nuovo Prg portuale».
Il nuovo Prg del porto: Cosimi ne ha fatto un cavallo di battaglia da anni. E se torna a rivendicare di aver avuto ragione di fronte «a chi pensava si potesse andare avanti a colpi di varianti e variantine», non c’è in sala nessuno che non intuisca il riferimento allo scontro con chi faceva da capofila a questo orientamento a cavallo fra fine anni ’90 e decennio successivo: l’allora presidente dell’Authority Marcucci.
Inutile dire, dunque, che Cosimi difende a spada tratta l’esigenza di puntare su un nuovo Prg: in quest’ottica, anche se ogni tanto nel rapporto con l’Authority saltano fuori crepe e intoppi, il sindaco torna a far quadrato con Gallanti che quel Prg ha varato (e sta rendendo definitivo). Ma guai a mettersi lì a contemplare i misteri dolorosi di questa fase spuria in cui il Prg c’è eppure non c ’è ancora. Guai se il Prg diventa un santino, un ex voto al quale tributare giaculatorie di rito:«Bisogna arrivarci vivi».
E intanto manda un messaggio in bottiglia: sembra intravede in un fuoco incrociato di mugugni sordi che «non hanno la forza di dire un no» esplicito ma, sommandosi, mirano a «bloccare tutto».
Il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà, prova a dirlo in un’altra maniera: «Comprensibile che gli elettori se la prendano con i costi della politica, io dico che esistono anche i costi della burocrazia. Soprattutto dei ritardi della burocrazia». Un esempio? Il paradosso delle porte vinciane: l’accordo per chiuderle c’è, i soldi pure. Eppure restano aperte: e il porto non soltanto è in attesa dei dragaggi ma si insabbia ogni giorno di più.(m.z.)
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