Gioco
«Senza soldi e al freddo non lo farò mai più»
Il viaggio con uno degli adolescenti: l’obiettivo era Torino per un evento hip hop ma siamo rimasti al verde, per mangiare abbiamo diviso un panino in tre
INVIATO A BOLOGNA. Sorride di nervi e di gioia mentre la ricorda: «È stata un’esperienza di merda. Siamo stati per due giorni in giro per Bologna a non fare nulla, senza lavarci, al freddo e sotto l’acqua, passando il tempo a cercare un posto dove dormire e qualche euro per comprare da mangiare. Perché non siamo tornati prima allora? Volevamo farlo, per questo eravamo davanti a quel negozio stamattina: per vendere il dollaro d’argento che avevamo, prendere i soldi e comprare il biglietto».
Siamo fuori dal bagno dell’autogrill Aglio ovest, lungo l’autostrada A1. Bologna è lontana una settantina di chilometri di nebbia e pioggia ma per arrivare a casa, a Livorno, manca ancora più di un’ora di macchina.
Nella testa di questo sedicenne, ritrovato dopo due giorni di fuga a due passi da piazza Maggiore, rimbalzano le parole di Caparezza che fino a poco prima uscivano dalla radio della macchina dei genitori: «Che fine ha fatto la protesta studentesca? Sodomizzata in una tresca. Quanti credono nel 68 e quanti vedono del sesso in tutto? 68? Eh.. Sesso in tutto? Eeeeeeeh!»
Così per andare avanti è necessario tornare indietro, all’inizio di un viaggio d’andata che solo ora ha un ritorno. «Lunedì sera la mia ragazza e la sua amica – ricorda – mi hanno detto che volevano andare a Torino perché c’era una festa hip hop, io le ho accompagnate per non farle andare da sole».
È in queste ore che sarebbe nato il piano. «Non è stato un vero e proprio piano – precisa – ad esempio il cellulare l’ho lasciato a casa perché da due giorni l’avevo dato a babbo». Ai genitori, però, hanno raccontato un sacco di bugie per prendere qualche ora di vantaggio prima di essere scoperti e prima che gli stessi familiari lanciassero l’allarme.
In testa a questo metro e ottanta di topolone – come lo chiama babbo – c’è un cappellino dei New England Patriots, squadra di football americano, le basette che escono le annaffieranno gli anni, mentre le orecchie devono essere così rosse per lo sbalzo di temperatura. Dal collo in giù, invece, è una cipolla che cammina: «Mi sono vestito a strati: ho messo la maglietta, poi un maglioncino, due felpe e un giacchetto. Sotto ai pantaloni della tuta ho ancora i jeans».
I tre martedì invece di andare a scuola, lui al Colombo e le due ragazzine all’Itis, hanno tirato dritto fino a piazza Dante.
«Ci siamo trovati alla stazione verso le 8,30 – va avanti mentre l’auto riprende la sua strada e suo fratello gli dorme accanto – abbiamo fatto i biglietti alle macchinette, ma avevamo 35 euro in tre e per riuscire a comprarli per tutti ne abbiamo fatto uno a metà prezzo per ragazzi fino a 12 anni. La prima tappa - ricorda - è stata Firenze. Lì il treno è stato un sacco fermo, praticamente siamo arrivati a Bologna che erano le sette di sera ed era già buio. Per qualche ora – prosegue – abbiamo vagato per la città. Poi abbiamo cominciato a cercare un posto per dormire e dopo un po’ che cercavamo ci siamo infilati in una banca, in una di quelli spazi aperti anche di notte, dove ci sono i bancomat. Ma a trenta metri da noi c’era un barbone e non ho mai chiuso occhio: avevo paura».
La mattina seguente, siamo a mercoledì, mentre la macchina si lascia alle spalle Pistoia, i tre ragazzi hanno finito anche le ultime tre merendine che avevano. «All’inizio abbiamo girato per il centro – prosegue – abbiamo visto le torri e la piazza e quando ci è presa fame siamo entrati al supermercato. Ho preso dei cioccolatini ma il proprietario mi ha visto e li ho rimessi a posto. Poi però ci ha accusato di aver rubato altra roba e così, visto che non avevamo soldi, ha chiesto che gli lasciassimo i nostri zaini».
Il colpo di fortuna è arrivato nel pomeriggio. «Cominciavamo ad essere stanchi, una delle ragazze rideva dalla tensione, l’altra si è messa a piangere. Anche io cominciavo ad accusare. Abbiamo trovato un euro per terra e con quello siamo andati da McDonald’s: abbiamo comprato un panino e mangiato in tre. Lì mi sono addormentato, ma a mezzanotte il cameriere ci ha detto che doveva chiudere e ci ha buttati fuori».
La trasmissione “Chi l’ha visto?” aveva già mandato in onda le loro facce. «Sospettavamo che ci stessero cercando, ma eravamo entrati in un vortice dal quale non sapevamo come uscire. Mercoledì sera, per fortuna, abbiamo trovato il portone di un palazzo aperto, siamo saliti all’ultimo piano e ci siamo messi a dormire sulle scale, con le giacche come cuscini». Ieri l’epilogo della fuga. «Quando eravamo davanti al negozio ho visto un passante che ci ha guardato come se ci conoscesse, poi ho notato che ha preso il cellulare ed è tornato indietro. Quando sono arrivati i vigili è stata una liberazione. Una cosa del genere, giuro che non la faccio più». Bologna è lontana, Livorno più vicina.
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