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«I ragazzi sono da noi» Il giallo risolto a Bologna
Sono stati notati in centro da un passante che li aveva visti in televisione I genitori li hanno riabbracciati nel primo pomeriggio alla centrale dei vigili
INVIATO A BOLOGNA. «Pronto, è il comando dei vigili urbani di Bologna: i ragazzi che cercate sono da noi, li abbiamo trovati poco fa in centro. Come stanno? Sono affamati e infreddoliti ma stanno bene». Mancano pochi minuti alle 10 quando i genitori dei tre studenti livornesi in fuga da martedì ricevono la telefona che aspettavano da 48 ore, quella che soffia via cattivi pensieri, angosce e paure.
«Le ultime due notti – racconta il papà di uno degli adolescenti mentre è in viaggio verso il capoluogo Emiliano – le ho passate in giro per Livorno a cercarli: siamo andati nelle case diroccate, nei centri sociali, dappertutto insomma, e le poche ore che ho passato a casa sono stato con il giacchetto indosso, pronto per uscire».
La svolta è arrivata intorno alle 8,30 di ieri quando un passante ha notato i tre studenti, due ragazze di 14 anni e uno di 16, fermi in via Indipendenza, a due passi da piazza Maggiore, pieno centro di Bologna.
«Stavano davanti alla porta ancora chiusa di un negozio – ha raccontato – li ho riconosciuti perché la sera prima avevo guardato la trasmissione “Chi l’ha visto?”. Quando li ho incrociati non avevano gli zaini di cui parlavano i genitori in tv, ma tutto il resto corrispondeva. Ecco perché ho subito avvertito i vigili».
Due minuti più tardi i tre studenti sono stati avvicinati da un agente. «Ci ha chiesto i documenti – raccontano – e poi se eravamo noi quelli che stavano cercando. Perché eravamo davanti a quel negozio? Eravamo senza soldi e l’unica cosa che ci era rimasta era un dollaro d’argento: volevamo venderlo in cambio dei soldi necessari per comprare i biglietti e tornare indietro».
Il sospetto che gli adolescenti scomparsi fossero a Bologna era cominciato circolare dalla sera precedente quando alla trasmissione di Rai 3 aveva telefonato il proprietario di un supermercato. «Li ho visti questo pomeriggio, sono entrati nel mio negozio, hanno cercato di rubare dei cioccolatini e poi sono andati via».
Senza i telefoni cellulari, lasciati a casa per non farsi rintracciare e appena 35 euro in tutto, spesi in gran parte per comprare i biglietti del treno, i tre avrebbero passato le giornate di martedì e mercoledì a vagare per Bologna.
«Abbiamo organizzato la fuga lunedì – ammettono – L’obiettivo era quello di arrivare a Torino per andare ad un evento di musica hip hop. Poi però siamo ritrovati al verde, faceva freddo e siamo fermati a Bologna. Ma non sapevamo come tornare e siamo andati nel panico. Abbiamo dormito una notte dentro a una banca e l’altra sulle scale dentro a un palazzo».
Per riportarli a casa i loro genitori si sono fatti duecento chilometri di autostrada in mezzo a nebbia e pioggia. «Arrabbiato? Prima voglio riabbracciare il mio topolone», dice uno di loro. «Se voleva fare una cavolata – aggiunge il fratello – me lo poteva dire, forse l’avrei anche coperto».
Quando la carovana livornese, non senza difficoltà, è arrivata in via Enzo Ferrari, uscita San Lazzaro, ha trovato ad attenderla due agenti della municipale e un assistente sociale. «Vuole capire se ci sono problemi», sussurra un collega.
Un’ora dopo eccoli i tre adolescenti bambini scendere le scale e uscire scortati dai familiari: le facce stanche su pantaloni larghi, il berretto da baseball sulla testa e gli occhi bassi di chi non pensava, forse, di averla fatta così grossa.
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