E i renziani spingono verso il cambiamento
Pienone all’incontro in Borgo: «No a bagni di sangue o resa dei conti, ok l’avvicendamento naturale»
LIVORNO. Sul fondo della sala c’è uno striscione con la scritta “Adesso”. Il sindaco di Colle, Lorenzo Bacci, si lascia scappare la battuta: «Ho sentito due anziani che parlavano qui fuori. Uno ha detto: “Adesso è un ber casino...». Come dargli torto...». Ieri almeno una sessantina di iscritti - tra simpatizzanti e volti inaspettati - hanno partecipato all’iniziativa organizzata dal fronte renziano al circolo Pd Borgo per analizzare il voto del 25 febbraio.
Nella saletta troppo piccola per contenere tutti sono arrivati il consigliere regionale e membro dello staff di Renzi, Nicola Danti, l’ex sindaco di Vinci e quasi parlamentare Dario Parrini, il segretario bersaniano del Pd, Samuele Lippi.
Dal fronte renziano c’è una forte spinta al cambiamento. «Le nostre sono idee di sinistra sì, ma del ventunesimo secolo», ripete l’assessore colligiano Riccardo Demi. Sergio Bartolini chiede la testa dei segretari locali: «Abbiamo perso il 16%, qualcuno ne risponda. È anche colpa dell’amministrazione comunale: in città regna il degrado e non c’è lavoro».
Ma non è verso il taglio delle teste che spinge la vivace assemblea. Almeno non immediato. «Bersani è una brava persona – dice l’ex assessore Mauro Grassi – però servono volti nuovi: nessuna resa dei conti o bagno di sangue, ma un avvicendamento naturale». E ancora: «I grillini hanno vinto con slogan semplicissimi: per convincere i miei figli a non votare il Movimento ho dovuto minacciarli di mettere sotto chiave la paghetta. Per intercettare i giovani dobbiamo stare su piattaforme diverse, come Facebook, che sono piene di messaggi virali di Grillo».
Il presidente della 3, Giovanni Battocchi, chiede più dialettica nel partito e dice che «non abbiamo saputo dare risposte su taglio dei parlamentari, conflitto di interesse, lavoro. Abbiamo fatto una bandiera dell’articolo 18 quando ci sono milioni di precari. E la legge Fornero, Marco, l’abbiamo votata anche noi». Marco è il senatore Marco Filippi, che ascolta senza intervenire.
Nella riunione che guarda al cambiamento, i giovani per la verità si contano sulle dita di una mano. In sala spunta mezza famiglia Rotelli, si vede il consigliere comunale Vladimiro Del Corona («è l’ora di Renzi o siamo fritti»), interviene Sergio Landi, l’ultimo segretario Pci che ha seguito le riunioni grilline e che ora strappa applausi tra i democratici. Alla fine è il giovane Bacci a dire senza mezzi termini che «ci siamo rotti le scatole di guardare al passato: servono proposte concrete, a partire dall’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Se dobbiamo chiudere le sedi ci ritroviamo nei bar, pur di non perdere la nostra credibilità».
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