Il Tirreno

Livorno

«Usurati dalle banche ora abbiamo perso tutto»

di Federico Lazzotti
«Usurati dalle banche ora abbiamo perso tutto»

Le aziende di Stefania e Stefano Zannotti sono state dichiarate la prima fallita mentre la seconda è in liquidazione nonostante fosse tutelata dalla legge

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LIVORNO. Stefano Zannotti, 52 anni, viaggia con tre raccoglitori sotto braccio, con la copertina rigida e colorata. Dentro tiene decine di documenti con la storia «ingiusta», come la definisce lui, delle due aziende di famiglia, la Orms snc e la Orms commerciale, ditte che per quarant’anni hanno lavorato nel settore dei carrelli levatori e dei pezzi di ricambio. La prima, intestata alla sorella Stefania, è stata dichiarata fallita due anni fa, la seconda, di cui lui era il referente, è stata invece messa in liquidazione.

«Di chi è la colpa? Delle banche e di un sistema giudiziario che non tutela chi lavora», risponde tirando fuori una decina di fogli nei quali un’agenzia privata attesta che i suoi conti correnti sono stati vittima di usura da parte di due istituti. «Mi restituissero i soldi che mi hanno tolto con questo giochino – dice – potrei risolvere un sacco di cose. Invece nessuno fa niente e noi siamo rovinati».

Eppure, lo stesso Zannotti, nel 2011, aveva presentato un esposto in Procura per contestare le medesime presunte irregolarità da parte di Unicredit, uno dei tre istituti con i quali lavorava la Orms.

Il procedimento, però, è stato archiviato. Scrive il giudice nell’opposizione presentata dal legale dell’imprenditore: «Il fatto (pur essendo accertato) non costituisce reato per mancanza di dolo».

«Questa battaglia di trasparenza – va avanti – la faccio per la mia famiglia, ma anche per tutti gli imprenditori che possono trovarsi nella mia stessa situazione». Per questo negli ultimi due anni ha cominciato a studiare diritto fallimentare, tassi bancari e a dare del tu a parole antipatiche e complicate come «anatocismo», vale a dire gli interessi sugli interessi applicati (irregolarmente) da alcune banche.

«La mia – scrive in una lettera – è una storia di straordinaria ingiustizia. Una partita lunga, estenuante, con tante mosse e contromosse. Astuzie e distrazioni che portano a un esito drammatico: la chiusura di una ditta gloriosa come, la Orms fondata da Vinicio Zannotti, mio padre, che aveva un fatturato di 2 milioni e mezzo di euro, 16 dipendenti e una discreta disponibilità di cassa».

La società è saltata nonostante la Prefettura l'avesse inserite nella lista delle aziende vittime di usura. «La casa produttrice della macchine ci ha dato la prima mazzata, iniziando una strategia restrittiva e cercando di metterci nell'angolo per un debito di 45mila euro. La casa costruttrice è riuscita nell'intento, anche approfittando di miei problemi di salute: ha chiesto il fallimento dell'impresa di famiglia e non di quella che io avevo seguito dai primi anni Ottanta fino all'aprile 2010. Il fallimento dell'impresa di mio padre, che era stata chiusa nel maggio 2010, trasformandola in attività unipersonale. Il crollo di questa impresa ha trascinato anche quella che io ho seguito fino al 2010».

Eppure la famiglia Zannotti aveva chiesto e ottenuto dalla Prefettura di Livorno l'applicazione della legge 44 del 23 febbraio 1999. Ovvero le disposizioni concernenti il fondo di solidarietà per le vittime dell'usura. C'è un atto della Prefettura che lo testimonia: in data 25 marzo 2011, viene espresso il parere che «sussistano le condizioni per l'applicazione della sospensione dei termini di cui all'articolo 20 della legge 23/02/1999, n.44, a beneficio del signor Zannotti Vinicio». Ma i soldi nessuno li ha mai visti e anche per questo è stata dichiarata fallita nell'aprile 2011, nonostante il parere prefettizio e la presentazione di un piano di restituzione dettagliato per reinserire la società nell'economia legale.

«La Banca aveva venduto un prodotto ad alto rischio – ricorda – uno di quei titoli tossici, basato sui derivati. Per questo abbiamo inviato due esposti alla magistratura, prima per usura e poi per truffa ma sono state archiviate».

Adesso Zannotti ha presentato altre denunce per gli stessi reati che dovranno essere valutate dalla Procura che in questi giorni, molto probabilmente dopo gli scandali bancari degli ultimi tempi, potrebbe avere maggiore attenzione verso queste ipotesi di reato.

«Quando ti trovi in queste situazioni – dice la sorella Stefania – sei perso. Io non sono più libera di gestire le mie proprietà. Le mie case stanno andando all’asta. Hanno messo di mezzo perfino il mio ex marito che non c’entra nulla. E adesso vivo della paga che il curatore mi dà per amministrare ciò che un tempo era mio».

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