Sicurezza
«Spaccio alla Lucchini», via al processo
Sei tra italiani e stranieri gestivano la vendita di droga nello stabilimento: 5 hanno scelto l’abbreviato
LIVORNO. Marco Pellizzari, 47 anni, era «l’organizzatore»: si riforniva di hashish ed eroina dagli “stranieri”, poi insieme a Roberto Grandi, pure lui classe 1966 e Michele Renzetti, 40 anni, si occupava di rivendere al dettaglio. Bastava una telefonata per ricevere la dose richiesta, anche perché buona parte dello spaccio avveniva nello stabilimento della Lucchini: una quindicina gli operai identificati e segnalati alla Prefettura come consumatori di sostanze stupefacenti.
I carabinieri di Piombino, coordinati dal pubblico ministero Luca Masini, hanno contato e contestato agli indagati, nel periodo compreso tra l’agosto 2010 e il settembre dello stesso anno e ancora dal gennaio 2012 fino a quando non sono scattati gli arresti, decine di episodi di spaccio, riuscendo a ricostruire, anche attraverso diverse intercettazioni telefoniche, anche la catena: dal trasporto alla vendita al dettaglio, passando per i tesorieri e i corrieri che la facevano arrivare fino a San Vincenzo, Piombino e Suvereto.
Ieri al tribunale di Livorno si è aperto il processo a carico dei sei indagati accusati, a vario titolo, di detenzione ai fini di spaccio e nel quale sono confluiti anche episodi precedenti.
Davanti al giudice Beatrice Dani i loro legali hanno chiesto e ottenuto di essere giudicati con rito a abbreviato, ad eccezione di Grandi che ha invece chiesto di andare a dibattimento.
Al vertice del sistema – secondo gli investigatori – c’era Elhoussine Barakat, marocchino di 29 anni, arrestato l’11 giugno dello scorso anno e ancora detenuto nel carcere di Pisa che si avvaleva di due connazionali come corrieri Tarik Fardoussi, 27, e Abdelghani Zaidi, 28.
«Acquistava quantitativi di hashish ed eroina, che deteneva ad evidente fine di spaccio e che cedeva in vendita reiteratamente ed in modo abituale, in cospicue quantità, a diversi spacciatori locali».
È a questo punto che sarebbero entrati nel sistema Pellizari e Grandi. Il primo «in veste di pianificatore ed organizzatore del traffico di stupefacente – si legge negli atti – occupandosi del rifornimento e di gran parte della rivendita al dettaglio della droga». Il secondo «quale collaboratore del primo incaricato e delle consegna, della custodia e della distribuzione dello stupefacente agli acquirenti».
Dalle indagini è emerso che i tre imputati principali (Pellizzari, Renzetti e Grandi) acquistavano circa trenta grammi di eroina a settimana per poi rivenderli. Uno dei passaggi fondamentali delle accuse riguarda il metodo con il quale veniva poi smerciato lo stupefacente. Pellizzari e Grandi, infatti – secondo l’accusa – «si occupavano materialmente della consegna agli acquirenti, molti dei quali dipendenti dell’Acciaieria Lucchini, che avveniva anche sul luogo di lavoro, in particolare nei locali dello stabilimento o in altri luoghi che venivano concordati telefonicamente».
Adesso, all’inchiesta, manca da scrivere l’ultimo capitolo: la lettura delle sentenze di primo grado, fissata per il prossimo 27 di marzo. (f.l.)
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