Il Tirreno

Livorno

«La tendinite? La curi tra due anni»

di Giulio Corsi
«La tendinite? La curi tra due anni»

Il caos-riabilitazione cresce: liste d’attesa infinite nonostante la Regione preveda 30 giorni massimo per la terapia

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LIVORNO. L’Asl per adesso tace. Nessuna spiegazione al mega ingorgo che si è creato nei percorsi di riabilitazione dopo la decisione del direttore generale Monica Calamai di internalizzare completamente il servizio eliminando il contributo dei centri privati convenzionati. Nessuna risposta alla storia della settantenne che abbiamo raccontato ieri, costretta a zoppicare da una entesopatia alla caviglia, cioé da una infiammazione, a cui l’addetta alle prenotazioni del “settimo secondo” ha consigliato di risolvere il problema a pagamento perché forse sarebbe stata chiamata dal servizio pubblico tra due anni. Nessuna spiegazione neanche davanti alla nostra obiezione che esiste una delibera della Regione Toscana - non datata il secolo scorso, ma il 30 maggio 2005 - in cui si specificano con chiarezza i tempi appropriati di inizio della terapia riabilitativa per ogni patologia. E che quei tempi non parlano di un intervallo di mesi o anni tra l’impegnativa e la cura ma di giorni. Zero-sette giorni per i casi più urgenti, dieci-trenta giorni per quelli meno impellenti ma comunque seri.

Quei tempi anche l’anno scorso, quando ancora erano vigenti le convenzioni, venivano abbondantemente sforati. Da quest’anno però si sono allungati e si allungheranno ancora, con i mesi che diventeranno anni. L’avevano predetto subito dopo la rottura del rapporto da parte dell’Asl i responsabili dei centri medici privati coinvolti dal taglio, e ora la conferma arriva dalla quotidianità.

La storia interessa ad oggi oltre 1500 livornesi. Ci sono quelli che erano nelle liste d’attesa dei centri convenzionati e che adesso sono stati chiamati dall’azienda sanitaria per un controllo incrociato richiesto per verificare l’adeguatezza della prescrizione medica con cui hanno chiesto la terapia (e che metterà dunque in dubbio la regolarità delle prescrizioni di medici di base e medici specialisti, reindirizzando tanti a percorsi alternativi come l’attività fisica adattata). E ci sono quelli che invece sono nella lista d’attesa dell’Asl stessa. Ma di qui ai prossimi mesi interesserà altre migliaia di persone. Basti pensare che solo nel 2012 al centro Palminteri sono stati trattati 2435 pazienti di cui 2100 in convenzione. Una cifra simile a quella dell’Iradit. La loro somma quest’anno ricadrà sulle strutture dell’Asl, che nel frattempo però non sono state rinforzate dai 18 fisioterapisti che erano in forza ai centri privati ma da due sole unità in più. Risultato? Un sovraccarico di lavoro che sta mettendo a dura prova i professionisti dell’azienda sanitaria in una lotta titanica (e già persa in partenza).

Frattura della clavicola, della scapola, del radio, dell’ulna, del carpo e delle falangi, della mano, della rotula, della tibia, del tarso e metatarso. Ma anche le lussazioni. O le distorsioni. Sono tutti casi coinvolti a pieno dall’ingorgo-riabilitazione. Per questi la delibera della Regione prevede che entro sette giorni dalla rimozione del gesso inizi la terapia. Pare che l’azienda abbia dato la precedenza a queste situazioni, ritenendole più urgenti, pur senza restare rigorosamente nel range 0-7.

Ma in questa scelta la coperta corta è andata a penalizzare gli altri, coloro cioé che avevano le situazioni meno impellenti. I cosiddetti 10-30 giorni. Sono centinaia e centinaia di persone, soprattutto anziani, ma non solo. Mal di schiena, lombosciatalgie, sindromi del tunnel carpale, problemi alla colonna, entesopatie, tendiniti, tendinosi. Per questi sfortunati l’aut aut che si presenta oggi è frustrante: o una riabilitazione di tasca propria a 200, 300 euro per dieci sedute, oppure una riabilitazione a carico del servizio pubblico, com’è nel diritto di ogni cittadino che paga le tasse, ma tra uno, due, tre anni. Nonostante un’impegnativa medica che richieda immediatamente l’inizio della terapia e nonostante una delibera della Regione che preveda una presa in carico del paziente entro 30 giorni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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