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LA REPLICA

La Laviosa ai sindacati: deve prevalere il buon senso

LIVORNO. La società Laviosa risponde ai sindacati che hanno proclamato lo stato di agitazione dopo che l’azienda «ha avviato la procedura per il licenziamento di un impiegato, chiedendo la...

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LIVORNO. La società Laviosa risponde ai sindacati che hanno proclamato lo stato di agitazione dopo che l’azienda «ha avviato la procedura per il licenziamento di un impiegato, chiedendo la convocazione delle parti presso la commissione specifica del ministero del lavoro per il tentativo di conciliazione secondo le regole fissate dalla nuova legge Fornero». L’azienda ricorda che a questo «è seguita una reazione durissima da parte delle organizzazioni sindacali che hanno annunciato un programma di scioperi di 30 ore».

La Laviosa interviene per contestualizzare l'evento: lo fa ricordando che alcuni anni fa «ha imboccato la via della crescita sui mercati internazionali, nella consapevolezza che il mercato nazionale non sarebbe stato in grado di assicurare la continuità della società». Si tratta – viene sottolineato – di «un percorso di sviluppo della penetrazione industriale e commerciale su mercati emergenti e non di delocalizzazione, tanto è vero che Livorno non ha mai cessato di essere il cuore pensante della società ed i livelli occupazionali sono stati sostanzialmente mantenuti anche durante questi ultimi anni».

Nel frattempo la crisi ha colpito duramente: «Nel 2012 – si rileva – la società, che a tutt'oggi non ha mai fatto un'ora di cassa integrazione, ha messo mano ad un programma riorganizzativo che si concluderà nel mese corrente. Il programma si è sviluppato fino ad oggi in modo soft: part time, incentivi per pensionamento, spostamenti, cambiamenti di orario, ecc. Il licenziamento della settimana scorsa è uno degli atti conclusivi del programma».

Il caso specifico «verrà discusso nella sede istituzionalmente opportuna e sinceramente auspichiamo che si risolva con un accordo conciliativo». L’azienda dice la dichiarazione sindacale di ieri «ci crea il dubbio che lo sforzo e l'impegno della società non siano stati compresi; che il programma riorganizzativo, oramai in larga misura completato, non sia visto come la condizione di garanzia della solidità finanziaria della società e, più in generale, della sua competitività e quindi possibilità di crescita futura, ma solo come una minaccia ai diritti acquisiti, un attacco ad ogni possibile cambiamento». Per la società «la durissima reazione sindacale – dice – stona in particolare in una società dove il trattamento economico medio dei dipendenti continua ad essere superiore alla media del comparto; una società che pochi giorni fa, ad esempio, ha rinnovato e già pagato a tutti i dipendenti l'anticipo di un nuovo accordo di 2º livello; una società che vorrebbe guardare al futuro e dotarsi degli strumenti di competitività per vincerla questa sfida della crescita».

La società rileva che «i tempi sono difficili e le preoccupazioni possono far perdere calma e lucidità» ma confida che «il buon senso e l'interesse comune prevarranno su posizioni di conservazione di qualsiasi tipo».

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