Italia
Ingerisce batterie in carcere
Soccorso anche per tagli alle braccia. La direttrice: «Non ha tentato il suicidio»
LIVORNO. Tagli sulle braccia e pile ingerite: è siccesso all’interno del carcere. Un giovane detenuto nordafricano di 27 anni ieri notte è stato soccorso alle Sughere e poi portato in ospedale dalla Svs per le ferite riportate sulle braccia e per aver deglutito delle batterie. Un gesto di autolesionismo che è successo alle 00.15 e che ha creato preoccupazione nell’istituto.
Scattato l’allarme, sul posto è intervenuto il dottore del carcere, ma poi è stato necessario allertare anche il 118, che ha inviato un’ambulanza col medico a bordo. Una volta in ospedale, il giovane è stato sottoposto a una lavanda gastrica e trattenuto in osservazione. Per fortuna non è grave.
In un primo momento sembrava che il 27enne avesse tentato il suicidio. In realtà, pare si sia trattato di un gesto leggero di autolesionismo per attirare l’attenzione. «Non è stato un tentato suicidio ma un gesto dimostrativo - spiega la direttrice delle Sughere, Santina Savoca - Purtroppo cose di questo tipo accadono spesso: sono un modo per attirare l’attenzione e per uscire dall’istituto».
Un fenomeno molto diffuso quello dell’autolesionismo in carcere, come sottolineano la stessa direttrice e il garante dei detenuti Marco Solimano. «È un modo di manifestare agli altri un disagio - dice Solimano - Questi episodi quasi sempre vengono messi in pratica da detenuti stranieri che sono quelli che di solito non hanno famiglia e vivono il carcere come condizione dura e di deprivazione affettiva. I livelli di attenzione verso le fasce più deboli sono un dovere sociale assoluto».
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