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Dalla Chiesa al

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LIVORNO. «Ragazzi, lo studio è importante. Essere preparati e riuscire a capire la società che ci sta intorno è un modo per combattere la mafia». È l’appello forte e sincero che Nando Dalla Chiesa,...

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LIVORNO. «Ragazzi, lo studio è importante. Essere preparati e riuscire a capire la società che ci sta intorno è un modo per combattere la mafia». È l’appello forte e sincero che Nando Dalla Chiesa, figlio del generale Carlo Alberto, ucciso da Cosa Nostra nel 1982, e professore di Sociologia della Criminalità Organizzata presso l’Università di Milano, ha rivolto agli studenti riuniti nell’aula magna dell’Iti Galilei.

«Ogni sera studio fino a tardi perché solo così mi sento preparato per dare il mio contributo alla società – ha continuato il professore - Una società che non capisce è facile preda della mafia, una società capace di informare e formare i propri cittadini può ribellarsi». L’incontro con gli studenti dell’Iti fa parte di un progetto, promosso dal Comune, dalla Provincia di Livorno e da Libera, l’associazione contro le mafie fondata da don Ciotti, che ha lo scopo di sensibilizzare i ragazzi sul tema della legalità, della lotta alla criminalità e di prepararli alla giornata del 16 marzo dedicata alle vittime delle mafie. Per dare inizio al dibattito Dalla Chiesa, presidente onorario di Libera, ha preso spunto da un video realizzato dai ragazzi dell’associazione e proiettato in sala. Il video mostrava oltre a un’intervista fatta dal giornalista Enzo Biagi al generale Dalla Chiesa, un intervento di don Ciotti e un elenco con i nomi delle vittime della mafia. «Don Ciotti ha detto che la forza della mafia sta fuori dalla mafia – ha detto Dalla Chiesa - ciò che la rende forte non sono i soldi o le armi, ma la disponibilità di persone che non hanno a che fare con essa ma che, con le loro azioni, permettono alla mafia di raggiungere i suoi obiettivi». Per far capire questo discorso Dalla Chiesa racconta di suo padre: «Quando fu inviato a Palermo per combattere la mafia si ritrovò solo. Coloro che fino ad allora lo avevano sostenuto perché impegnato nella lotta al terrorismo lo abbandonarono, perché la mafia non era vista da tutti come un nemico. È stata la mafia a isolare mio padre? No, è stata l’indifferenza della gente. Da questo la mafia prende forza». »È la società - spiega - a volte incapace di dare solidarietà che, senza saperlo aiuta la criminalità. Per fortuna molto è cambiato, le persone hanno prima cominciato a fare il tifo per chi si opponeva alla mafia, poi a scendere in campo per diventare protagoniste a loro volta».

Dalla Chiesa poi precisa: “Il primo passo per sconfiggere la criminalità è non lasciare solo chi combatte e ricordare i nomi di chi è stato ucciso, proprio come nel video. La paura porta a dimenticare per liberarsi di ciò che è scomodo e anche questo vuol dire aiutare la mafia». Poi la parola è passata ai ragazzi che hanno posto diverse domande. «I giovani hanno una grande importanza nella lotta alla mafia – conclude - Dalla Chiesa sono energia sociale nuova che entra nella vita del paese e sostituisce chi in passato non si è dato da fare per combattere la criminalità”.

Valeria Cappelletti

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