Gioco
«Ci hanno licenziati dall’oggi al domani con la legge Fornero»
Il dramma di quattro lavoratori part time della Sintesis La Cgil accusa: «Non c’è nemmeno più il rispetto umano»
LIVORNO. Il vento della crisi soffia sempre più forte e spazza via le sicurezze dei lavoratori, lasciando famiglie intere nel dramma della precarietà. Ma nella sede della Sintesis per quattro lavoratori del reparto amministrativo il licenziamento è stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno. L’ 8 novembre 2012, Lisa Marinai pensava di essere convocata dalla ditta per firmare il contratto di passaggio da part-time a full-time di cui le avevano parlato soltanto 10 giorni prima, invece in quella mattina si è trovata fra le mani una lettera di licenziamento. «Non mi dimenticherò mai quel giorno –dice Lisa Marinai- ero certa di passare a 40 ore lavorative e nei giorni precedenti avevo iniziato a pianificare il mio futuro sulla base di questo cambiamento. Mai mi sarei aspettata di essere licenziata».
Invece era proprio vero: Sintesis ha potuto licenziare lei e gli altri tre dipendenti - tutti con contratti a tempo indeterminato - grazie alla modifica dell’articolo 18 sulla flessibilità : la cause sono da ricercare nella crisi economica dell’azienda. A comunicare la decisione, spiegano, sono stati il vicepresidente di Sintesi, Stefano Fantozzi, e il direttore della Cna, Marco Valtriani.
Così un uomo di 58 anni, dopo una vita passata a Livorno, accende il motore della macchina e torna verso Brindisi, da dove era partito tanti anni prima, perché ormai qui non c’è niente da fare, non c’è lavoro e non c’è alcun futuro. L’anno nero del lavoro toglie la sicurezza del domani anche a Meri Ciampi, dipendente della Sintesis dal 1996, anno successivo alla sua fondazione, una che ha contribuito a costruire l’azienda, madre single e unico reddito della famiglia. «Dietro ogni storia c’è il dramma di un intero nucleo familiare –interviene Pieralba Fraddanni sindacalista Cgil- Noi siamo qui per denunciare una situazione che poteva essere gestita diversamente, almeno con rispetto verso il lavoratore che da un giorno all’altro si è trovato nel dramma di un non futuro». La sindacalista mette infatti in discussione l’intera gestione della crisi, “siamo certi che sia il taglio dei 4.350 euro totali dei loro stipendi a salvare una società? Davvero non c’erano altre soluzioni? Perché non è stato cercato alcun confronto con le organizzazioni sindacali?». Le domande piovono a raffica, oggi come a novembre del 2012 quando si sono scontrate con il muro dell’azienda che appellandosi alla legge Fornero ha rivendicato il diritto a licenziare in caso di crisi economica. «In dieci giorni, da quando alla signora Marinai era stato chiesto di allungare l’orario lavorativo, si è valutato che la strategia migliore era il licenziamento- incalza Freddanni- nessun contratto di solidarietà, nessuna cassa in deroga, nessuna salvaguardia dei livelli occupazionali, nessun ammortizzatore sociale, soltanto un accordo per l’indennità di risarcimento in realtà pari al preavviso di licenziamento sulla base dell’anzianità di ciascuno». La denuncia fatta dalla Cgil ha lo scopo di attirare l’attenzione su un fenomeno in crescita - l’esclusione del dialogo con i sindacati - in una città che vede morire giorno dopo giorno il mercato del lavoro. E allora? Che succede adesso? Impugnare il licenziamento richiede comunque tempi lunghi. «Niente, non possiamo fare più niente come sindacato - conclude - soltanto denunciare quanto accaduto, chiedere alle aziende il rispetto quanto meno umano per il lavoratore e metterlo in grado di poter valutare per tempo altre soluzioni».
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