Sicurezza
«Super paga ai dirigenti e a noi stipendi bloccati»
Comunali in agitazione per il contratto nazionale e la produttività congelati I sindacati ai vertici: qui c’è chi guadagna poco più di mille euro, date l’esempio
LIVORNO. «Tra lo stipendio dei dirigenti e quello del resto dei dipendenti comunali c'è un divario troppo grande. In questo momento drammatico per lavoro e casse pubbliche bisogna iniziare a parlare di tagli anche per loro: diano un segnale ai lavoratori, con spirito di solidarietà». L'appello arriva da Fiorella Dal Canto, segretaria della Cisl funzione pubblica - enti locali. In questi giorni sta raccogliendo, come i colleghi di altri sindacati, i mal di pancia dei dipendenti di Palazzo Civico. «Perché di mal di pancia – ripete – ce ne sono parecchi».
A far lievitare il malumore è stata la pubblicazione sul Tirreno dell’indennità di posizione dei dirigenti, che per legge viene pescata dal fondo per la retribuzione accessoria e che in alcuni casi arriva a sfiorare i 43mila euro all'anno (cui si aggiungono lo stipendio e l'indennità di risultato).
Ma dietro ai commenti stizziti che si ascoltano a Palazzo Civico c’è anche altro. «Il contratto nazionale – spiega Letizia Carmignani (Cgil), coordinatrice della Rsu – è congelato per legge da tre anni e lo sarà per altri due. Significa che lo stipendio è sempre lo stesso, fermo al tabellare del 2009: non ci sono stati adeguamenti all’inflazione, la vacanza contrattuale è sparita. Il blocco si tramanda di governo in governo e non c’è cenno di soluzione nell’agenda di nessun partito». L’ultimo adeguamento, nel 2009, è stato di circa 40 euro in busta paga.
«A questo – riprende – si aggiunge la contrattazione locale, bloccata dopo l’ispezione del ministero». Quella scattata l’8 settembre del 2011, quando gli ispettori ministeriali hanno rilevato a Livorno - come in altri Comuni - presunte irregolarità sulla gestione del fondo di incentivi per il trattamento accessorio del personale. In stand by, ricordano i sindacati, ci sono il pagamento di circa 80mila euro del progetto stadio (che prevedeva un rinforzo dei vigili intorno al Picchi), 35mila euro del progetto tributi e 600mila euro da dividere tra i dipendenti per la produttività (circa 500 euro a testa).
«Il risultato – riprende la parola Dal Canto – è che i dipendenti fanno lo stesso lavoro con salari non adeguati rispetto al passato. Capisco che possa meravigliare che il sindacato parli così di una categoria considerata garantita in uno scenario che è drammatico, ma vorrei ricordare che in molti casi parliamo di stipendi che superano di poco i mille euro». «In Comune – snocciola i dati – ci sono 1.240 dipendenti. I salari partono da 17mila euro lordi annui e arrivano a 28mila. Con l’aggiunta di una somma che va dai 2mila ai 16mila euro per chi ricopre posizioni organizzative e per le alte professionalità. Stiamo parlando di persone che lavorano gomito a gomito con i dirigenti e che non guadagnano certo più di 100mila euro all’anno...».
«La forbice – ripetono all’unisono Carmignani e Dal Canto – è enorme e inizia a non essere più digerita». I sindacati «non chiedono certo di mettere le mani nel fondo dei dirigenti, non sarebbe giusto e non sarebbe possibile, sono soldi che spettano loro». Anche alla luce della riorganizzazione della macchina amministrativa che ha visto un incremento di funzioni a fronte di un numero minore di dirigenti. Riorganizzazione che per la verità è stata criticata dalla Rsu che l’ha ritenuta, dice Carmignani, «né logica né economica a un anno dalla scadenza del mandato. Almeno – aggiunge – l’amministrazione non ha assunto uno dei dirigenti previsti: abbiamo già una novantina tra quadri e posizioni organizzative». Che ieri sono state al centro dell’assemblea convocata da Fials-Csa e Di.Ccap-Sulpm.
Carmignani lancia un sasso verso «il segnale dato a Torino, dove è stata congelata una parte delle indennità dei dirigenti», mentre Dal Canto ripete che «mi sarei aspettata che dell’adeguamento della retribuzione si fosse parlato alla fine del 2013, come segnale di solidarietà». «Ma qui la solidarietà – mette un punto Marco Paoletti (Cgil) – c’entra poco: il problema della forbice salariale non si risolve con l’elemosina e non certo a livello locale, dove i margini di contrattazione sono bassi».
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