La protesta
Persi diciassette posti di lavoro
Palminteri, Iradit e Perri accusano Monica Calamai: «Ci fa chiudere e non si è mai degnata di incontrarci»
LIVORNO. A metà febbraio Valerio Palminteri ha licenziato cinque dipendenti del suo centro di riabilitazione e ha inviato la lettera di preavviso ad altri tre lavoratori: tra due mesi saranno a casa anche loro. Negli stessi giorni l'Iradit ha collocato otto fisioterapisti in cassa integrazione. E il Centro sanitario di Giuseppe Perri ha tagliato tutte le collaborazioni esterne che aveva con medici specialisti provenienti da tutta la Toscana decidendo di non confermare una dipendente in prova e bloccando il piano di ampliamento che aveva già programmato.
Effetti collaterali - e deleteri - dello stop che l'Asl 6 ha deciso di dare alle convenzioni con gli studi privati. Annunciato con una lettera a sorpresa firmata da Monica Calamai il 7 dicembre 2012, scattato con l'inizio del 2013 e confermato un mese fa da una sentenza del Tar che ha dato ragione al direttore generale di viale Alfieri, la quale - unica in Toscana - ha praticato questo taglio alle strutture convenzionate, “internalizzando” il servizio.
Era proprio nel tribunale amministrativo che Palminteri, Iradit e Centro sanitario avevano visto la loro ultima ancora di salvezza. E invece la decisione del Tar è stata il colpo decisivo: «Avevamo due possibilità, o licenziare o chiudere. E non è detto che adesso che siamo rimasti senza dipendenti riusciremo a salvarci. D’altra parte dall’Asl ricevevamo il 90 per cento del lavoro e dunque del fatturato, un rapporto vitale per questo centro di riabilitazione che aveva una convenzione con la sanità pubblica dal 20 giugno 1969».
In quasi mezzo secolo, in piazza della Repubblica, dalle mani dei fisioterapisti di Palminteri c'è passata tutta Livorno, ma non è sulla questione emozionale che questa storia si basa.
«Ci sono posti di lavoro che in queste condizioni non siamo in grado di garantire - sottolinea Franco Picchietti, responsabile dell’Iradit sugli Scali Olandesi -. La cassa in deroga va di tre mesi in tre mesi, la nostra speranza è che il Consiglio di Stato a cui abbiamo fatto ricorso ci dia ragione. Altrimenti sarà dura andare avanti. Il problema è che né noi né i colleghi siamo mai riusciti a parlare col direttore generale Calamai. Abbiamo chiesto incontri, confronti, ma mai si è degnata di ascoltarci. Le altre Asl hanno prorogato le convenzioni con gli abbattimenti previsti dalla legge del 9% dei budget, solo a Livorno si è fatta una scelta di questo tipo che oltre a creare danni alle imprese crea liste di attesa lunghissime e dunque ha ricadute pesanti su tutti i cittadini».
Marzio Perri, del Centro Sanitario di via March, appena la scorsa settimana ha ricevuto la visita di controllo della commissione regionale incaricata di verificare i requisiti per l’accreditamento al suo centro, una sorta di certificazione di qualità. «Abbiamo avuto il punteggio massimo, d’altra parte avevamo investito in apparecchiature d’avanguardia. Avevamo intenzione di ingrandirci e invece con l’annullamento della convenzione abbiamo bloccato tutto. E pensare che per l’Asl 6 le convenzioni avevano costi minimi rispetto a quelli delle altre Asl toscane dove le convenzioni continuano a funzionare con benefici per tutti i cittadini». (g.c.)
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