Il Tirreno

Livorno

«Non sogno poltrone ma una libecciata di novità senza danni»

di Mauro Zucchelli
«Non sogno poltrone ma una libecciata di novità senza danni»

L’ex leader della Margherita: il voto boccia la classe dirigente ma stop ai regolamenti di conti per far fuori i vertici locali

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LIVORNO. «Macché dimissioni: De Filicaia ha sostenuto Bersani, come peraltro ho fatto io, immaginando che se fosse stato candidato il segretario nazionale si sarebbe rischiata la deflagrazione nella propria classe dirigente alla vigilia di una elezione che sembrava vederci protagonisti. Si sa, il senno di poi è una scienza esatta, di certo l'elettorato ha punito questo conservatorismo di partito». Davide Cecio non ha nel nel Pd né cariche né niente. Eppure è bastato che si affacciasse a una riunione alla sezione Pd Centro ed ecco che il gossip vola. Del resto, è stato il numero uno della Margherita che dà l’assalto al Cielo (avere un proprio uomo come sindaco) nel congresso del luglio 2003 e che, sei giorni più tardi, vede finire tutto nel tritacarne della più dirompente inchiesta giudiziaria su affari e potere. La riunione l’ha organizzata un renziano come Bettinetti che ha chiesto ai vertici locali di andarsene: Cecio non è d’accordo e, da bersaniano, Renzi lo vede semmai come «l’interprete oggi del superamento della struttura per come l’abbiamo immaginata, la necessità di coniugare una tradizione storica di forza politica strutturata e democratica con una dinamica più snella figlia dei tempi».

Davvero lei pensa che la questione sia sostituire la faccia (e lo stile comunicativo) di Bersani con quella più giovane e più "simpaticona" di Renzi? Non è invece questione di strategia politica e di scelta di quali blocchi sociali si intende rappresentare?

«Certo, il voto ha sancito una bocciatura di gran parte di questa classe dirigente che ha incarnato nell'immaginario collettivo più l’attaccamento alle poltrone che la capacità di risolvere i problemi causati da crisi e anni di berlusconismo. E su questo il Pd sarà chiamato ad una riflessione...».

Bene, il Pd riflette e il mondo va avanti: altrove.

« Il punto è come si intende rappresentare queste istanze. Penso che, seppur tra le resistenze dell'attuale classe dirigente anche locale, si debba superare la logica del tesseramento: è sempre veicolato, mi creda, da lobby di interessi altri. Ben venga un confronto diretto con quanti vogliono concorrere con la determinazione della nuova struttura, con regole snelle, magari indicando un numero massimo di mandati dei quadri dirigenti che prefigurino una analoga regola per le rappresentanze istituzionali, che aiutino la partecipazione. Niente strategie dunque ma solo una lucida volontà di andare a rappresentare le istanze che vengono dai territori. Primarie aperte dunque per la definizione di una rinnovata classe dirigente».

Dopo aver partecipato a un incontro nel settembre 2011 organizzato da monsignor Razzauti, lei disse che non era intenzionato a tornare a recitare un ruolo di primo piano nella politica attiva, neanche dopo che la Cassazione ha concluso in modo a lei favorevole la vicenda giudiziaria su Salviano 2 che ha travolto la sua ascesa. La partecipazione alla riunione dei renziani è il segno che ci ha ripensato?

«Mi piacerebbe sottoscrivere un accordo con i livornesi. Vede, lei continua a parlare di Salviano 2 associandomi ad un’ipotesi di reato superata da una sentenza di assoluzione di primo grado e stralciata in appello. Chiedermi un impegno da protagonista significa inficiare la mia idea di una partecipazione proattiva senza retro pensiero che escluda da subito poltrone e strapuntini».

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«In questa città sono stato percepito come una minaccia ad un ordine prestabilito, ad una lobby politica ed economica che è storicizzata ed è il vero vulnus della crescita del territorio. Allora, se non si vuol credere che quanto mi è capitato sia frutto di un caso, una vita spezzata senza giustizia perché nessuno mi ridarà niente, mi lasci dire che presto mi iscriverò al Pd ma che rinuncio da subito ad ogni incarico locale. Oggi i livornesi non comprenderebbero ed invece c'è bisogno di un ritrovato valore testimoniale della nostra classe dirigente».

Il Pd resta sotto il 50% a Shangai e Corea, ma da anni ha traslocato la propria roccaforte elettorale prima nelle nuove periferie alla Scopaia e ora soprattutto a La Rosa?

«Il disagio si esprime in molti modi. A Livorno per una casa popolare o per un posto di lavoro era in uso andare alla sezione del partito. Oggi il mondo è cambiato e i partiti faticano ad incarnare un disagio diffuso. In quelle zone ci portavo la posta e, me lo lasci dire, ho grande rispetto per i quadri del Pd di tali zone: gente che magari si misura poco con i grandi temi che la modernizzazione impone, ma sa rimboccarsi le maniche e rappresenta un punto di riferimento inalienabile. Piuttosto credo sia una questione generazionale. Abito alla Scopaia e qui si percepisce uno zoccolo di 50-60enni cresciuto in un altro contesto sociale e poco aduso con forme e metodi della comunicazione dei giovani, che fondano le proprie opinioni magari su Facebook».

Di fronte a Grillo come? Nella difficile situazione che è uscita dalle urne, è il nemico pubblico numero uno, un avversario politico come altri o un possibile alleato?

«Con la schiena dritta di chi sa di avere responsabilità grandi di fronte a questo scenario storico e politico: ma una cosa è il grillismo e un’altra è la figura che ne esprime la sintesi».

Tradotto?

«Ma lei guardando a Scilipoti o alle spese di Fiorito non ha mai pensato di poter fare ed esprimere qualcosa di meglio? Il grillismo è un valore aggiunto laddove diventa una moda il merito e la partecipazione alla cosa pubblica è un ostacolo se rimane rintanato sulle proprie posizioni come gli indiani. La vera sfida è qui: quando il confronto con la cosa pubblica non saranno più slogan e tweet ma un districarsi difficile con le risorse e le scelte da fare. La politica non si improvvisa, io ho il terrore dei politici improvvisati come dei politici di professione»

Pensa che in sede locale i grillini possano rappresentare un'alternativa? e cosa immagina per arginarli?

«Credo che il Movimento 5 Stelle sia un'alternativa ad un diffuso disagio percepibile in città più di quanto non l'abbia rappresentato il centrodestra in questi anni o la Margherita dei Cecio e dei Mannelli. Io credo per il Pd a un patto tra generazioni: è giusto che la generazione dei figli, che pagheranno lo scotto più alto della crisi, si prenda la responsabilità di determinare le condizioni per il proprio futuro. Auspico buon senso e spero che il ricambio sia agevolato, magari reinventadosi una città che sappia ricontestualizzarsi. Una libecciata senza danni, insomma: allora io e il mio sigaro torneremo alle vigne di Bolgheri e il Cecio non farà più notizia».

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