Gioco
«Come stanno i tuoi figli? Paga o non stanno più bene»
LICORNO. «I tuoi figli stanno bene? E paga se no non stanno più bene». Sono da poco passate le 19 del 21 settembre 2011 quando Davide Ciucci, imprenditore livornese e titolare della Toscana...
LICORNO. «I tuoi figli stanno bene? E paga se no non stanno più bene». Sono da poco passate le 19 del 21 settembre 2011 quando Davide Ciucci, imprenditore livornese e titolare della Toscana Costruzioni, riceve l’inquietante telefonata partita – scrivono dalla polizia giudiziaria – da una cabina telefonica nella zona di Viareggio.
Questa è solo una delle minacce di «stampo mafioso» che l’imprenditore e la sua famiglia avrebbero subito tra l’estate e l’autunno di due anni fa.
Tre settimane prima, siamo al 30 di agosto, nella telefonata tra il Ciucci e la moglie, questa diceva al marito di avere paura e di non farcela più perché un uomo che le aveva telefonato aveva detto che non aveva trovato nessun accordo e che era disposto a far fallire la sua società, ma che doveva essere pagato.
La donna aveva chiuso il telefono, ma lo stesso l’aveva richiamata dicendole: «Prima di non far mangiare i miei figli, io non faccio mangiare quelli degli altri». Una minaccia che ha indotto marito a moglie a rivolgersi alla Questura nei giorni successivi.
Dalle intercettazioni allegate agli atti dell’indagine sulla camorra in Toscana svolta dalla Direzione distrettuale antimafia, emerge anche l’ammissione da parte di alcuni indagati del rogo all’agenzia immobiliare di viale Carducci, di proprietà di Federica Angiolini, moglie del Ciucci. La conversazione risale al 22 luglio, due giorni dopo il rogo. Giovanni Slavo, 59 anni, imprenditore edile e Francesco Martino, 46, entrambi arrestati nel blitz di giovedì, parlano del Ciucci. Il primo chiede al secondo: «Si doveva fare più grande la lampata (cioè l’atto incendiario ndr)?». Ed il secondo rispondeva: «E tu dicesti che doveva andare piano piano, non ti preoccupare».
Ad innescare le minacce nei confronti dell’imprenditore livornese la battaglia per accaparrarsi i lavori per la costruzione di ventinove appartamenti in via Mastacchi.
Il 20 luglio intorno alle 17,30 - come risulta dalle intercettazioni – nel terreno dello Slavo, nella zona di Viareggio, parlano Francesco Martino e altri tre. Al centro della discussione la volontà di parlare con Bortone, al quale Ciucci dovrebbe 10mila euro, perché egli non voleva «mettersi nello sbaglio» e dirgli «questo lavoro che tu adesso hai lasciato ed hai preso anche il materiale da sopra al cantiere, quindi tu non ci vai più ed io ci posso andare».
Ai consigli degli amici di ottenere qualche giorno lo Sglavo spiega le sue preoccupazioni che il Ciucci potesse affidare i lavori ad altri. In più da qualche giorno non gli rispondeva al telefono. «Questo sta alla caserma», commenta preoccupato uno dei presenti. (f.l.)
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