Il Tirreno

Livorno

il racconto dell’imprenditore arrestato dai carabinieri

«Non l’ho ucciso io C’è un terzo uomo»

di Federico Lazzotti
«Non l’ho ucciso io C’è un terzo uomo»

LIVORNO. «Non l’ho ucciso io, c’è un terzo uomo che ha aggredito Claudio nella galleria del palazzo di via Cossa e poi è scappato. È vero: dovevo avere dei soldi da lui, ma erano poche...

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LIVORNO. «Non l’ho ucciso io, c’è un terzo uomo che ha aggredito Claudio nella galleria del palazzo di via Cossa e poi è scappato. È vero: dovevo avere dei soldi da lui, ma erano poche centinaia di euro. Quando è stato aggredito, mi sono spaventato e per questo non l’ho seguito ma sono scappato». Alfredo Andreucci, l’imprenditore edile di 56 anni arrestato con l’accusa di omicidio volontario per la morte di Claudio Costanzo, ha raccontato la sua verità al proprio legale, Fabio Squarcini. Per una decina di minuti, infatti, i due sono rimasti soli in una stanza del comando provinciale dei carabinieri.

«Quello che mi sono trovato davanti – racconta Squarcini che difende Andreucci con la collega Francesca Galiuto – è stato un uomo perso che piangeva, annientato nel fisico e nella mente. Lo conosco da anni per aver seguito le vicende delle sue società e ho sempre avuto a che fare con una persona presente a sé stessa che mai avrebbe pensato di fare una cosa del genere. Da quando lo conosco, tante volte è stato raggirato, anche per grosse cifre, ma non ha mai avuto reazioni scomposte, figurarsi per un credito di qualche centinaia di euro».

Durante il colloquio di mercoledì sera l’imprenditore ha cercato di ricostruire anche il rapporto con Claudio Costanzo. «Fino all’autunno scorso – ha detto Andreucci – ero il suo datore di lavoro, poi a novembre il carpentiere è andato in pensione ma siamo rimasti in contatto, tanto che gli ho trovato qualche lavoretto».

Sarebbe da questo episodio che sarebbe nato il debito che mercoledì Costanzo avrebbe dovuto saldare con l’ex datore di lavoro. «Ci siamo messi d’accordo per incontrarci in un bar nella zona del mercato – ha ripetuto il cinquantaseienne all’avvocato. Quando siamo usciti abbiamo percorso la galleria e in quel momento è arrivato una persona che ha aggredito Claudio. In un primo momento pensavo che lo stesse picchiando, non che stesse usando un coltello. A quel punto mi sono spaventato e sono scappato via».

Alfredo Andreucci da mercoledì sera è in una cella del carcere delle Sughere in attesa della convalida dell’arresto. Questa mattina alle 12, in Procura, è in programma l’affidamento dell’incarico per eseguire l’autopsia sul corpo di Claudio Costanzo. Dagli esami il pubblico ministero Massimo Mannucci che conduce le indagini spera di risalire al coltello usato per uccidere l’ex carpentiere e verificare se sia compatibili con uno di quelli sequestrati dai carabinieri a casa dell’imprenditore.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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