Il Tirreno

Livorno

«Mio padre doveva avere 10mila euro da quell’uomo»

di Lara Loreti
«Mio padre doveva avere 10mila euro da quell’uomo»

Lo sfogo di moglie e figlie: Claudio lavorava per Andreucci da dieci mesi ma non riscuoteva lo stipendio da settembre, spesso chiedeva soldi a noi

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LIVORNO. «Mio padre doveva avere circa 10mila euro da quell’uomo. Altro che debito, era lui il creditore. Era da settembre che non prendeva lo stipendio, eppure continuava a lavorare nella speranza di essere pagato. L’altra mattina doveva incontrare proprio quel suo datore di lavoro perché forse sperava di avere una parte della cifra. Ma invece di pagarlo l’hanno ucciso».

Claudia Costanzo, 38 anni, figlia di Claudio - il carpentiere di 60 anni ammazzato al mercato mercoledì mattina - insieme alla madre Graziella e alla sorella Giada, 32, rivela i retroscena del rapporto tra suo padre e Alfredo Andreucci, l’imprenditore edile di 56 anni finito in carcere con l’accusa di omicidio volontario. Le due figlie raccontano la loro versione dei fatti: «Nostro padre da circa dieci mesi lavorava come carpentiere per Andreucci, nella sua ditta edile di via Guarini, la Cts - dicono le due giovani - Però l’imprenditore non lo pagava e mi risulta che non fosse l’unico a dover avere dei soldi. Non prendeva lo stipendio da sei mesi. Lui voleva solo ciò che gli era dovuto, e invece è stato aggredito con tutta quella violenza». La figlia Claudia ieri è andata in casa del padre a prendere le sue cose: da pochi mesi il 60enne abitava in piazza Due Giugno, dopo esser stato per anni in centro nella zona di via Maggi: «Nel suo appartamento ho trovato il computer acceso e facebook ancora aperto: stava chattando con me - dice Claudia - È evidente che l’altra mattina è uscito di corsa perché chiamato, e pare che a contattarlo sia stato proprio Andreucci».

Costanzo aveva parlato ai suoi familiari della sua situazione difficile, dicendo che aveva problemi economici relativi a lavori non pagati: «Non conosco Andreucci e non so i dettagli della storia, da ma tempo mio padre mi parlava di crediti accumulati sul lavoro - racconta Claudia - diceva che doveva avere un bel po’ di soldi e che non sapeva come fare. A questo proposito si era anche rivolto a un avvocato per sapere come fare a recuperare la somma. E l’avvocato ha l’ufficio proprio nell’edificio di via Cossa, dove lui l’altra mattina lui si è rifugiato. Sono certa che mio padre ha cercato riparo lì, all’ex cinema centrale, perché sperava di trovare il legale e quindi di salvarsi così. Ma non ce l’ha fatta: aveva tagli sulle mani, segni della colluttazione».

Non è chiaro cosa i due, Costanzo e Andreucci, dovessero dirsi: quel che sembra certo è che dovessero discutere di soldi. Il delitto sembrerebbe dunque legato alla crisi economica che sta duramente colpendo anche l’edilizia. Lo stesso Costanzo, carpentiere da una vita, nel passato aveva gestito una ditta, che poi era stato costretto a chiudere perché i lavori non gli venivano pagati. La famiglia Costanzo intanto si è rivolta a un avvocato per tutelarsi. Ad assisterli il legale Alessandro Breschi. «Mio padre - dice Giada - era una persona buona, in grado di risolvere qualsiasi tipo di problema. Era generoso». «Pensava prima agli altri e poi a se stesso - aggiunge la moglie commossa - Io lo consideravo ancora mio marito».

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