Gioco
Il ritorno di Davide Cecio «Ora primarie aperte»
L’ex segretario Margherita si presenta all’incontro dei renziani e va all’attacco «Il congresso sia aperto a tutti, nuova classe dirigente per ridisegnare il partito»
LIVORNO. «Non siamo una corrente», si ostina a ripetere Daniele Bettinetti, uno dei renziani di ferro made in Livorno. «Siamo un’agorà, uno spazio aperto a tutti che vive la politica come capacità di ascolto delle esigenze della gente, iscritti al Pd e soprattutto non iscritti, e che sulla base di quelle esigenze formula proposte politiche».
Ma nel primo giorno del suo insediamento l’agorà, o se preferite la corrente Agorà, inizia con un lancio di frecce avvelenate diretto ai vertici locali del partito, «responsabili del crollo dei voti registrato a Livorno, record toscano negativo», come sottolinea Bettinetti, ma diretto anche ai “grandi” renziani livornesi, Grassi e Batocchi, «arroganti e irrispettosi nella loro presunzione di rappresentare senza averne diritto 5400 persone che hanno appoggiato il sindaco di Firenze alle primarie».
Stila anche una serie di richieste, l’agorà, che dicono una cosa molto semplice: la battaglia all’interno del Pd è appena all’inizio.
Ma non basta. Perché tanto per gradire, ad infiammare la discussione aperta da Bettinetti, alla sezione Centro di piazza Magenta si presenta anche Davide Cecio, ex presidente del consiglio comunale, ex segretario della Margherita, assente da anni dai consessi pubblici. La sua presenza è casuale? Probabilmente no. E non è detto che non possa in qualche modo rappresentare il nuovo inizio di una storia politica. «Non mi soffermo sul giudizio sulla classe dirigente della città, anche perché quando facevo politica attiva ho conosciuto sulla mia pelle la solitudine del segretario. Certo, si potrebbe aprire una riflessione su Yari De Filicaia per capire se rappresenta davvero tutti coloro che si sentono elettori del Pd», ha detto Cecio. Dettando poi la sua linea e parlando in prospettiva con una passione che ha lasciato intendere un possibile coinvolgimento nella partita: «Se si pensa che il prossimo congresso sarà espressione del tesseramento dell’anno precedente continueremo ad essere un partito isolato. Al prossimo congresso servono le primarie, primarie aperte. Non dovranno esserci regole che non siano la partecipazione di tutti a questo appuntamento che dovrà ridisegnare il partito».
Cecio intreccia le parole di Bettinetti: «Dobbiamo pensare alle prossime amministrative, a come avvicinarci a quell’appuntamento strutturando un contesto che ci porterà al ricambio della classe dirigente della città. Ho sempre creduto che quello di Livorno fosse un problema sistemico. Anni fa Lorenzo Mannelli doveva rappresentare proprio l’interprete di un passagio, mentre invece finora l’elemento della conservazione politica ha sempre prevalso».
Sono in sedici nella stanza del partito in piazza Magenta. Non tutti renziani. «Ma anche questo è un elemento di forza di agorà - dice Bettinetti - Noi non siamo qui in rappresentanza di Renzi o di una corrente che non c’è. Siamo qui per per cogliere e rappresentare le esigenze di chi ha votato diversamente. Continueremo ad incontrarci su temi specifici, locali, dallo sviluppo al porto, cercando di colmare quel vulnus che è stato la mancanza di ascolto, di appeal che il partito ha avuto a partire dalle primarie, con regole e regoline che hanno fatto scappare la gente. La politica dev’essere aperta e ascoltare».
Poi la richiesta-bis, già presentata via Facebook, al segretario De Filicaia: «Visti i risultati ribadisco la necessità che rimetta il mandato per permettere al partito di fare un’analisi serena degli errori e della situazione. Io nei suoi panni mi sarei immediatamente dimesso».
(giulio corsi)
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