Il Tirreno

Livorno

Mio nonno genio alla Ferrari mio padre imprenditore e io vi faccio sorridere in tv

di Giorgia Corolini
Mio nonno genio alla Ferrari mio padre imprenditore e io vi faccio sorridere in tv

Federico Lampredi dietro le quinte di Grande Fratello, Ciao Darwin e Domenica In: «Ho voluto trovare la mia strada da solo, lo consiglierò anche a mio figlio»

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LIVORNO. Si fa presto a dire “figlio di”. Etichettante? Si, forse un pochino. Una formula rigida? Vero, ma proprio per questo quasi rassicurante: riesce a darci l'illusione di poter esaurire dentro un unico aspetto del padre l'intero figlio, tutto d'un pezzo. Come se conoscendo l'uno, conoscessimo automaticamente l'altro. Se a questo aggiungiamo secoli di tradizione in cui i figli hanno pedissequamente seguito le orme dei padri (come non ricordare i vari Fabbri/Fattori/Speziali che, di generazione in generazione, portavano scolpito nel cognome tutto il peso di un mestiere?) ecco spiegati – forse – l'uso e l'abuso di questa espressione.

Tale padre, tale figlio? Eppure capita spesso che qualcuno si ribelli. Ad esempio, Federico Lampredi, classe 1968, livornesissimo, è un “figlio di” di quelli che non ti aspetti. Da un lato, il nonno Aurelio: super-ingegnere alla Fiat e alla Ferrari, geniale ideatore di soluzioni tecniche che ne fecero il braccio destro di Enzo Ferrari il “Drake”. Dall’altro, il padre Maurizio: imprenditore con una carriera politica decennale nel centrodestra, una società di famiglia avviata con clienti in tutto il mondo (la Comtek che commercializza apparecchiature oleodinamiche).

Un futuro comodo e già indirizzato. A volerlo. Già. Federico, invece, dice no. Ribalta tutto: «A 18 anni, finito il liceo, – afferma – sono uscito di casa e non sono più tornato. Ho portato con me l'unica cosa che sapevo: l'inglese. Ho fatto prima l'Accademia Navale e poi sono finito in Danimarca a fare l'Erasmus: volevo trovare un percorso che fosse tutto mio, volevo sceglierlo».

Federico vuole vivere da solo e guadagnarselo con le proprie mani. Finisce a fare lavori che lui stesso definisce «improbabili», dormendo in posti che non esita a chiamare «inaccettabili», ingoia manciate di terra «quando a casa sarei stato servito e riverito», sempre in cerca della propria strada...

«In un periodo particolare della mia vita – racconta oggi – conobbi un autore televisivo; mi prese a lavorare con sé a stipendio zero. E' così che ho cominciato, un po' per caso».

Un incontro, questo, che mescola le carte in tavola e apparecchia una nuova partita: oggi Federico è un autore televisivo affermato, vanta la collaborazione alla produzione di programmi di grande successo, da “Ciao Darwin” (per 6 edizioni, dal '98 al 2000) al “Grande Fratello” (4 edizioni dal 2009 al 2012), dalla “Domenica In” di Paolo Bonolis (2003/2004) a “La pupa e il secchione” (2006), tanto per citare i più famosi.

Certo, negli anni '90 il mondo del lavoro era molto diverso; sicuramente meno duro: «La mia generazione era avvantaggiata, – continua Federico – adesso è più difficile. Prima il welfare ti accoglieva, oggi il vero problema dei giovani è proprio quello di trovare una soluzione di vita decente».

Se avessi vent'anni oggi lo rifaresti?

«Credo che se avessi 19 o 20 anni, farei le stesse scelte».

Anche se ora è così difficile?

«Sono convinto che chi vuole ce la fa. Non sono un ingenuo, per i ragazzi di oggi è dura. Penso al ministro Fornero, per la quale i nostri ragazzi sono choosy, schizzinosi, quando invece sono soltanto sfruttati. Io, nel mio piccolo, noi, nel nostro lavoro cerchiamo sempre di fare qualcosa per aiutarli. Ma deve essere la politica a cambiare le cose, deve ascoltarli, dargli speranze e opportunità. Deve offrirgli le possibilità di rischiare, come ho fatto io».

E se invece pensi al tuo, di figlio?

«Non lo ostacolerei. Come del resto mio padre non ha ostacolato me. Se scegli la tua strada poi non hai rimpianti. Trovare la mia, da solo, e' stata un'esperienza incredibile. Una di quelle che, da padre, gli consiglierei».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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