Gioco
Immigrazione clandestina «500 euro per il permesso»
Nuovi particolari sulle presunte irregolarità dell’associazione “Stella Polaris” Oltre ai vertici sono cento gli indagati: hanno compilato falsi certificati
LIVORNO. A un cittadino extracomunictario che rischiava di essere rimpatriato da un momento all’altro bastava entrare al numero 29 di via Michon e consegnare cinquecento euro in contanti all’associazione “Stella Polare” per essere sicuro, qualche tempo dopo, di entrare in possesso di un permesso di soggiorno pulito.
A falsificare i documenti, infatti, a cominciare dal contratto di lavoro che garantisse una apparente stabilità economica e il certificato di residenza, pensavano i vertici della società.
Sarebbe questo – secondo la Procura – il sistema “Polaris”, com’è stata ribattezzata l’inchiesta condotta dalla squadra mobile che nel giugno scorso ha portato a tre arresti, tramutati in altrettante ordinanze di divieto di dimora a Livorno, nei confronti della presidente del’associazione Silvia Felidei, del marito Andrea Gemignani, allora responsabile delle Caf Acli e di un collaboratore, l’ex commerciante Stefano Piperno.
A distanza di sei mesi dallo scandalo, emergono però nuovi particolari sull’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Massimo Mannucci. Primo fra tutti il numero delle persone indagate. In un primo momento, infatti, erano emersi solo i nomi dei (presunti) principali artefici del raggiro accusati tra l’altro di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e associazione a delinquere. Ma il numero di persone iscritte nel registro degli indagati è molto più alto.
Spiegano fonti investigative: «All’inizio sono stati 68 i cittadini extracomunitari iscritti con l’accusa di concorso e continuazione nei reati di dichiarazioni mendaci e falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico. Ma dopo gli accertamenti e le perquisizioni eseguite a giugno ne abbiamo aggiunti un’altra trentina raggiungendo la cifra di un centinaio di persone coinvolte».
A far scattare gli accertamenti degli agenti della squadra mobile alcune pratiche sospette arrivate all’ufficio immigrazione della Questura. «La stranezza – ricorda chi ha eseguito le indagini – è che i documenti erano riconducibili sempre alla stessa associazione, la “Stella Polare”».
È verificando la provenienza degli attestati e incrociando queste informazioni con i contratti di lavoro e le residenze di chi presentava la domanda che sarebbero venute fuori le prove. Si legge nel bilancio della Questura presentato nei giorni scorsi nel quale si spiega come funzionava il raggiro: «Mediante il reclutamento di lavori fittizi e di fittizie sistemazioni abitative e al favoreggiamento all’ingresso o permanenza illegale sul territorio nazionale di cittadini extracomunitari, mediante l’istruzione di pratiche per il rilascio o rinnovo di permessi di soggiorno corredati da documentazione falsa».
Secondo gli inquirenti, questo sistema avrebbe favorito l’arrivo e la permanenza in Italia di soggetti «socialmente pericolosi». Cerca di spiegare un investigatore: «Con questo meccanismo solo chi aveva qualcosa da nascondere si rivolgeva a questa organizzazione».
Adesso tutte le ipotesi d’accusa dovranno essere dimostrate in tribunale. «Per il momento – conferma uno dei legali degli indagati – l’inchiesta non risulta ancora chiusa». Ecco perché prima della richiesta di rinvio a giudizio passerà ancora un po’ di tempo.
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