Sicurezza
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LIVORNO. Fontane in stile vulcano, razzi grandi e piccoli, altri petardi dai nomi che da soli sono tutto un programma, inferno, vesuvio, tempesta di fuoco. In totale 2500 botti sequestrati dalla...
LIVORNO. Fontane in stile vulcano, razzi grandi e piccoli, altri petardi dai nomi che da soli sono tutto un programma, inferno, vesuvio, tempesta di fuoco. In totale 2500 botti sequestrati dalla polizia in due negozi cittadini gestiti da cinesi. Il primo in via Firenze, l’altro in via del Lavoro, davanti a Porta San Marco.
Il motivo? Avrebbero dovuto essere custoditi in locali idonei e autorizzati, cioé in armeria, come prescrive la legge essendo riconosciuti come materiale esplosivo. E invece erano ammucchiati insieme ad altri normalissimi oggetti in esposizione, da casalinghi a scarpe e vestiti. Tradotto: avrebbero potuto creare pericoli serissimi per i palazzi che ospitano i due negozi e per tutto il vicinato.
Il piano messo in piedi dal questore Cardona in vista di San Silvestro ha portato al controllo di 25 attività commerciali, gestite da italiani e stranieri. E proprio in due grandi market cinesi, in regola con le norme sull’immigrazione, gli uomini della divisione amministrativa della questura hanno scoperto il materiale che il ministero dell’interno cataloga come esplosivo.
Non pochi pezzi, ma 2500 botti, suddivisi tra fontane, razzi e spettacoli semiprofessionali, cioé scatole preconfezionate che producono una successione di effetti luminosi e di colpi.
Il materiale è stato sequestrato e ai due negozianti arriverà una multa di alcune migliaia di euro, mentre i controlli proseguiti anche ieri continueranno per tutta la giornata di oggi.
Dalla questura, come ogni anno, parte l’invito ai cittadini e in particolare ai giovani alla massima cautela, sia nell’uso che nell’acquisto dei botti. «La legge è stata modificata di recente e i materiali che nel passato venivano definiti "declassificati" e quindi ritenuti di "libero commercio", alla luce della attuale normativa non possono più essere venduti ai minori in ogni caso», sottolinea il portavoce della questura Walter Delfino.
(g.c.)
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