Il Tirreno

Livorno

Siamo pochi: servirebbero più pattuglie

di Ilaria Bonuccelli
Siamo pochi: servirebbero più pattuglie

Il grido d’allarme di Manzo, questore di Pistoia: «Le indagini già tutte concentrate sulle rapine»

5 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. Più uomini da impiegare sul territorio. E la certezza che, una volta presi, ladri e rapinatori scontino la pena in carcere. Possibilmente senza sconti. Di fronte all’aumento dei crimini e alla recrudescenza della violenza dei criminali che entrano nelle case è necessario - dice il questore di Pistoia, Maurizio Manzo - adottare una linea più ferma. Perché se una certezza c’è, in Toscana, è il livello della violenza dei rapinatori è cresciuto. E l’episodio di ieri - con la rapina in canonica e la morte del parroco di Tizzana - è solo l’ennesima conferma.

Spaventa, quindi, la possibilità - introdotta dal decreto “svuota-carceri” - che un rapinatore o un ladro possa scontare la pena agli arresti domiciliari, se il residuo (dopo la carcerazione preventiva) non superi i 18 mesi. Tanto più che, con la carenza di organico non agevola la possibilità di controlli da parte delle forze dell’ordine. E i rischi di evasione o di gestione di attività malavitose dal divano di casa aumentano. Ma sulla questione le prefetture glissano, per non contestare provvedimenti prodotti dal ministero dell’Interno da cui dipendono. L’imbarazzo, però, non alleggerisce la situazione.

Questore Manzo, è vero che è aumentato il livello di violenza dei rapinatori?

«E’ vero, come è vero che è aumentato il numero dei reati perché una stessa banda in una notte può mettere a segno anche più colpi. Quella che noi abbiamo arrestato la settimana scorsa, ad esempio, aveva agito sia nel pisano sia nella provincia di Pistoia».

Come spiega questa escalation di violenza?

«Con l’etnia dei criminali. La situazione è peggiorata, i furti sono degenerati in rapine da quando a compierli sono soprattutto rumeni e albanesi, i più violenti. Quando abbiamo arrestato l’ultima banda, due dei miei uomini sono rimasti feriti seriamente per le aggressioni subite: uno ha avuto la mandibola spostata, un altro ha riportato gravi problemi alla respirazione. L’esperienza, che ho accumulato ovunque sono stato in Toscana, da Viareggio a Lucca e ora a Pistoia, mi conferma che queste persone agiscono per fare del male, anche quando sanno di non avere più scampo. Un ladro italiano, quando viene preso, si arrende o, al massimo, tenta di scappare; questi stranieri no: ti aggrediscono per ferirti».

Ma a cosa serve la violenza sulle vittime?

«Serve per incutere timore, per annientare la capacità di reazione. La situazione, perciò, può precipitare se una persona prova a reagire: queste sono persone prive di scrupoli e aggrediscono giovani o vecchi senza differenza. Se qualche cosa sfugge al loro controllo, possono anche arrivare ad uccidere. Per il bottino non si fanno molti scrupoli».

Di pari passo con la violenza, cresce il senso di insicurezza. Ma lei ritiene che ci siano organici sufficienti per sorvegliare il territorio?

«E’ noto che non siamo al completo. E rispetto alle esigenze attuali avvertiamo una certa carenza fisiologica. Prima sopportavamo meglio la mancanza di personale; ora la sopportiamo peggio perché sono aumentate le esigenze: sono cresciuti i reati e sono più violenti. L’unica fortuna che abbiamo, o almeno che io posso dire di avere, è un personale che lavora senza guardare l’orologio. Che non bada a festivi, notturni, straordinari. Credo di poter affermare lo stesso per i carabinieri».

Allora cosa manca per prendere i cattivi, se l’impegno c’è?

«Servirebbe qualche uomo in più, per poter organizzare più pattuglie per il territorio: questo già funzionerebbe anche da deterrente. E come prevenzione. Aumentando i controlli, potremmo sapere sempre chi circola nelle nostre zone e avere informazioni su persone e veicoli presenti in aree dove magari dopo un’ora viene commesso un furto o una rapina. Tuttavia, i rinforzi da soli non bastano».

E allora?

«Servirebbe che, una volta arrestati e condannati, i criminali restassero in carcere. Che scontassero le pene per intero. La gente ha ragione quando reclama la certezza della pena per sentirsi al sicuro nel proprio territorio. Oltretutto, il nostro codice penale è strutturato bene e non c’è bisogno di leggi speciali per i criminali: basterebbe applicare quelle che ci sono, ma in maniera rigida, senza sconti».

Sì, ma la gente chiede anche più arresti e più indagini da parte delle forze dell’ordine. E un maggiore coordinamento.

«Le squadre mobili sono già impegnate in molte indagini e sono concentrate soprattutto sulle rapine, ma se le inchieste non sono condotte in modo serio e i casi non sono “blindati”, il primo avvocato che arriva riesce a far scagionare il criminale, anche se è davvero colpevole. Quanto alle operazioni coordinate non mancano, anche a livello di prevenzione. La questura di Pistoia, con quelle di Pisa, Lucca e di Firenze (per la parte delegata a Empoli) si occupa di controllo del territorio attraverso il piano “Sextum”, nominato dall’antico nome del lago (prosciugato) di Bientina. Si tratta di azioni mirate per seguire l’attività di diverse bande (che, in effetti, risultano residenti fra Fucecchio, Altopascio, la provincia di Pisa e quella di Pistoia, ndr)».

Anche la prevenzione, però, si rivela insufficiente a evitare i colpi più violenti. Che cosa serve per diminuire questi reati?

«Per vivere in una società più sicura è necessario un diverso senso di responsabilità anche da parte dei cittadini che, in un certo senso, devono diventare “vigilantes”. Devono allertare il 112 o il 113 ogni volta che vedono una persona o un’auto sospetta aggirarsi attorno alla casa di un vicino, soprattutto se è assente. Polizia o carabinieri possono inviare un’auto a controllare. E magari evitare così un reato. In più, non sarebbe male che fra Stati esistessero trattati per consentire a rumeni e albanesi di scontare le pene al proprio paese. Ma di scontarle realmente, senza trovarceli di nuovo in Italia pochi giorni dopo averli accompagnati alle frontiere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web