Toscana
«Amore, vado a vivere a Tonga e gli insegno l’arte del cacciucco»
Parla la chef Licia De Sanctis, che a 50 anni è andata a lavorare per 12 mesi nel Regno degli Amici «Un paradiso terrestre in cui tutti sorridono e l’umanità ha valore. Appena posso torno a stare lì»
LIVORNO. Quando suo marito glielo propose vent’anni prima dopo aver letto un annuncio di lavoro su un giornale lei gli rispose scoppiando a ridere: «Sei pazzo, abbiamo dei figli troppo piccoli, non possiamo...». Poi nel 2001 la decisione di trasferirsi nell’isola di Tonga a lavorare per un anno l’ha presa lei, d’istinto, dopo aver letto un annuncio su internet. Si trova a sud delle Samoa e a est delle Figi. Lei è Licia De Sanctis, 60 anni, chef, con una storia alle spalle degna di un romanzo di avventure. Marchigiana di nascita, livornese di adozione, Licia è cresciuta in una famiglia molto tradizionale con tanto di padre militare. Lei però è uno spirito ribelle. Si sposa presto e fa un figlio, divorzia e contro il volere dei genitori non si laurea in legge e inizia a fare la cuoca: prima a “La pietra serpentina” (locale storico delle estati romane al Testaccio), poi scappa in India. Dopo due mesi torna in Italia e va all’Elba (dove incontra il suo secondo marito) e lavora al Giamaica e da Zucchetta, poi fa catering per famiglie nobili conoscendo anche i marchesi Frescobaldi e ancora : fa la direttrice in una sorta di collegio femminile, lavora alla scuola di perfezionamento per alti gradi di polizia e conosce Scalfaro, e poi ancora Livorno al Calafuria.... la lista è infinita. Una cosa però è certa: Licia è una vera chef. I suoi genitori la sognavano avvocato, ma la sua strada era senza dubbio quella di difendere i diritti dei buongustai.
Non è da tutti abbandonare la propria quotidianità e trasferirsi dall’altra parte del mondo. È difficile a vent’anni, figuriamoci quando uno di anni ne ha cinquanta. Ma incontrando Licia ti sembra la cosa più normale del mondo. Diretta, energetica, spontanea, mente acuta, occhi aperti e mani che si muovono incessantemente segnate dal lavoro. «Sono tornata a casa una sera – racconta Licia – stravolta come sempre dagli orari di lavoro e ho accesso il computer. Ho letto l’annuncio del ristorante Waterfront Cafè a Tonga e ho pensato “se non lo faccio ora non lo faccio più”, così mi sono alzata dalla sedia e ho detto a mio marito “Corrado vado a vivere a Tonga”. La cosa più difficile è stata preparare tutte le carte, ci è voluto più di un mese». E così il 31 dicembre 2001, dopo due scali e trenta ore di viaggio Licia è atterrata a Nuku’Alofa, capitale delle isole Tonga conosciute anche come il Regno delle Isole degli Amici.
«Sono arrivata insieme a un uragano – racconta – Quell’ultima ora di viaggio non me la dimenticherò mai: ho pianto come una pazza. Ero l’unica europea su quel volo e non parlavo una parola d’inglese. Anzi, non parlo». Già, perché Licia, per la lingua anglofona ha un’antipatia particolare e nemmeno un anno nell’isola Tonga (che fa parte del Commonwealth britannico) è servita a farle cambiare idea. «Meglio imparare la lingua del posto – afferma – e poi se uno vuole farsi capire ci riesce comunque». E Licia si è fatta capire senza problemi. Il suo arrivo al ristorante Waterfront Cafè, il più noto ristorante della capitale, ha cambiato non solo la sua vita, ma anche quella dei suoi colleghi (Susy, George, Eleonoa) che hanno fatto carriera e ai quali ha trasmesso anche la tradizione culinaria italiana “povera”, compreso il labronicissimo cacciucco, pur con i condizionamenti imposti dai prodotti ittici locali. «Ne andavano pazzi anche il re e la regina, erano assidui frequentatori del ristorante. La triglia del pacifico? Lo snapper fish».
Un anno intenso i cui ricordi fanno brillare i suoi occhi castani. «La prima cosa che mi hanno detto atterratta a Tonga è stata “Signora, si rilassi, qui siamo nel Regno degli Amici, il tempo è nostro” – racconta – E infatti è così, i tongani vivono il giorno e sorridono sempre, non importa se li conosci oppure no, quando cammini per strada tutti ti salutano e tutti ti sorridono. È come far parte di una grande famiglia. Giovani e anziani vivono in armonia e si balla come pazzi». Mare cristallino, tempi rilassati, sorrisi enormi:l’isola di Tonfa assomiglia davvero al paradiso terrestre. «Ma al paradiso terrestre – scherza – ti abitui, è tutto uguale». Le difficoltà di chi parte alla scoperta del mondo ci sono, negarle è inutile. «Vivendo lì ho capito cosa significa essere una migrante, quanto può essere duro ambientarsi. E io mi sono trasferità per curiosità, per chi si trova a attraversare il mondo per necessità deve essere ancora più dura». Nonostante le difficoltà del primo momento Licia si è innamorata di quella piccola isola in cui il tempo scorre lentamente sorridendo e il venerdì si passa a ballare sulla spiaggia. Talmente innamorata che afferma: «Tra un anno finisco di pagare il mutuo, prendo bagaglia e famiglia e mi trasferisco in Nuova Zelanda. Così posso anche andare a trovare i miei amici di Tonga più facilmente e torno ai ritmi di allora con più tempo per pensare e senza tante sovrastrutture inutili. Il troppo imprigiona».
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