Il Tirreno

Livorno

Addio al re folle dell’arte «Portava Livorno con sé»

di Federico Lazzotti

Aveva 48 anni, nel 2001 aveva fondato la casa editrice di reportage Trolley Books Il fratello: «Legato alla città, adorava il lungomare. L’ultima volta qui a settembre»

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LIVORNO. «L’ultima volta che l’ho incrociato, a settembre, eravamo in Baracchina rossa. Sapeva già della malattia. L’ho salutato, abbiamo fatto due chiacchiere e mi ha detto che avrebbe lottato. Oggi piangiamo la scomparsa di una gran bella persona che avrebbe voluto vivere molto più a lungo».

Toto Barbato, direttore artistico del “The Cage”, ricorda così l’incontro e ora la scomparsa di Luigi “Gigi” Giannuzzi, 48 anni, mecenate dell’arte, giramondo folle ed eclettico, fondatore nel 2001 della casa editrice Trolley Books, oggi una delle più quotate al mondo per i reportage fotografici, romano di nascita ma soprattutto livornese di adozione.

«Come spesso accade per chi lascia questa città – prosegue Barbato – ci scordiamo che esista». Eppure “Gigi” appena sentiva l’inflessione labronica, che si trovasse a New York o a Città del Messico metteva in fila i ricordi. Racconta Laura Lezza, fotoreporter di professione: «L’ho conosciuto qualche anno fa ad una mostra, ci siamo messi parlare e quando ha scoperto da dove venivo mi ha raccontato del suo rapporto con la città».

L’arrivo a Livorno risale al 1980. «Mio padre – ricorda Sebastiano, terzo dei quattro fratelli Giannuzzi e ora diventato architetto – venne trasferito per lavoro. In quel periodo mio fratello era iscritto al liceo navale a Venezia ma tornava abbastanza spesso. È in quelli anni che nacque il suo legame con questa zona: adorava passeggiare sul lungomare, andare nella zona di San Vincenzo e poi in estate passare le vacanze tra Livorno e l’isola d’Elba dove abbiamo una casa a Procchio e dove porteremo le sue ceneri. L’ultima volta che c’è stato con mia madre e i miei fratelli è stato a giugno, pochi giorni prima che gli venisse diagnosticata la malattia. Poi – ricorda – il primo ciclo di chemio lo ha fatto a Pisa e in quel periodo ha abitato con mamma nella nostra casa di famiglia a Ardenza».

Il migliore ricordo professionale di Giannuzzi, invece, arriva dalle parole della fotografa Nina Berman, i cui libri Purple Hearts e Homeland sono stati pubblicati proprio dalla Trolley Books: «Era un editore di libri, ma in realtà era un attivista, un ribelle, un maniaco, un ardente genio, che ha usato la fotografia per agitare il pugno contro il potere e l’ipocrisia. Non ha voglia di pubblicare semplicemente le tue foto, voleva conoscere i problemi, le persone. Voleva partecipare, e lo ha fatto».

Aggiunge il blogger di National Geographic Marco Pinna: «Trolley Books già dalle prime pubblicazioni viene riconosciuta come casa editrice che si occupa di reportage fotografico impegnato di grande qualità e notata per le sue innovative soluzioni di grafica e impaginazione. Nel 2003 Trolley vince una serie di premi internazionali con libri di autori come Alex Majoli, Carl de Keyzer e Deirdre O’Callaghan. Grazie a questi riconoscimenti e alle conoscenze di Gigi, la Trolley ha modo di pubblicare libri di diversi grandi fotografi Magnum tra cui Chien-Chi Chang».

Nel 2004 inizia anche l’avventura in galleria dove espongono artisti contemporanei e fotografi noti a livello internazionale. È per questo passato intraprendente che nel settembre scorso i suoi amici artisti hanno donato alcune delle loro opere e le hanno messe all’asta per aiutare Gigi nella sua battaglia con il cancro. La guerra è finita la vigilia di Natale da quando la sua pagina Facebook si è riempita di dolore in tutte le lingue del mondo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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